L’Università La Sapienza di Roma ha fatto da cornice a un evento di straordinario valore scientifico e culturale: la presentazione dei reperti etruschi rinvenuti a Cerveteri da parte di Luigi Verrino.
Il giovane archeologo catanzarese, proclamato dottore in Scienze Archeologiche con il massimo dei voti, ha discusso una tesi monumentale dal titolo “Il tumulo 2484 dell’Altipiano delle Onde Marine nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri”, riscuotendo un successo unanime tra docenti e addetti ai lavori.
Un lavoro di precisione contro gli scavi illeciti
L’opera di Verrino non è stata solo un esercizio accademico, ma una vera e propria missione di salvaguardia del patrimonio nazionale. Durante la seduta, la professoressa Laura Maria Michetti, titolare della Cattedra di Etruscologia, ha sottolineato l’importanza dell’intervento: “Occasione rara di scavo, lavoro assolutamente scrupoloso, molto accurato e mirato anche alla tutela per frenare l’attività dei tombaroli. Una storia di contrasto agli scavi illeciti”.
Il progetto è nato dalla sinergia tra il volontariato del Nucleo Archeologico Antica Caere (NAAC), la Onlus “Il Lucumone” e la Soprintendenza ABAP per l’Etruria Meridionale, sotto la direzione dell’archeologa Maria Gilda Benedettini. Il professor Alessandro Conti, relatore aggiunto, ha definito il contributo di Verrino come “un lavoro eccezionale”, capace di documentare con rilievi precisi e scansioni 3D l’intero processo di recupero.
Dal frammento al museo: 2.700 reperti catalogati
Il percorso professionale e umano di Luigi Verrino ha coperto ogni fase della ricerca archeologica. Grazie a un impegno instancabile, sono stati recuperati oltre 2.700 frammenti. Il neo-archeologo si è occupato personalmente dell’identificazione, della catalogazione e del restauro di molti di questi pezzi, che ora hanno trovato una collocazione definitiva. Alcuni dei reperti più significativi, databili tra la fine del VII e il secondo quarto del VI secolo a.C., sono già esposti e fruibili presso il Museo delle Antichità etrusche e italiche della Sapienza.
Particolare attenzione è stata rivolta agli oggetti legati al tema del banchetto e del simposio, elementi di altissimo valore simbolico e funerario che offrono nuove prospettive di studio sul mondo antico.
L’appello per la Calabria e la Magna Graecia
Nonostante il successo in terra laziale, le radici calabresi di Verrino restano centrali. Il fondatore del Premio Mar Jonio, Luigi Stanizzi, presente ai festeggiamenti, ha lanciato un invito accorato: “Mi rivolgo al Dott. Luigi Verrino, insigne archeologo di razza, invitandolo a donare il proprio contributo d’amore alla terra d’origine, la Calabria, attraverso studi approfonditi e scavi che possano promuovere ulteriormente la nostra terra”.
Verrino, che ha dedicato questo importante traguardo ai genitori e al nonno Luigi Verrino maior — nota figura imprenditoriale e artistica — sembra pronto a raccogliere la sfida. Sebbene i suoi prossimi passi prevedano la pubblicazione integrale dello studio sui reperti di Cerveteri e il proseguimento delle analisi sugli intrecci tra gli Etruschi e gli altri popoli dell’antichità, il suo legame con la Magna Graecia promette di generare in futuro nuove ed entusiasmanti scoperte per il patrimonio calabrese.



