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Una panchina gialla nel cuore di Rende per Giulio Regeni

La mattina del 24 gennaio, una folla partecipe ha circondato con affetto i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Rende all’altezza del civico 113 di via Rossini.

L’occasione è stata l’inaugurazione di una panchina gialla dedicata alla memoria di Giulio Regeni, il ricercatore friulano la cui scomparsa, avvenuta dieci anni fa, resta una ferita aperta nella coscienza civile del Paese.

La data scelta non è casuale, poiché il 25 gennaio segna il decennale del rapimento del giovane, il cui corpo fu ritrovato il 31 gennaio 2016.

L’iniziativa nasce dalla generosità di Luca De Luca, titolare del Bazar “Mille Idee” di Arcavacata e promotore del Punto Giallo, che ha donato l’arredo urbano decorato per l’evento con palloncini recanti la scritta “verità per Giulio”.

Il valore della memoria tra le nuove generazioni

La scelta della collocazione su via Rossini risponde a una precisa volontà educativa e simbolica. Il consigliere comunale Clelio Gelsomino ha spiegato le motivazioni che hanno spinto l’amministrazione a puntare su quest’area nevralgica della città.

«Da insegnante constato ogni giorno la poca memoria storica delle attuali generazioni, che non sanno chi sia stato Regeni. Noi abbiamo scelto via Rossini sia perché è il cuore della nostra città sia perché, essendo anche il cuore della movida, è una zona frequentata da giovani, a cui la panchina può fornire uno stimolo importante per ricordare».

Il momento più toccante della cerimonia è stato la diffusione di un messaggio audio inviato dai genitori di Giulio, Paola e Claudio Regeni, che hanno voluto far sentire la propria voce alla comunità calabrese.

«Ringraziamo Rende e il Punto Giallo per la loro sensibilità e speriamo di venire quanto prima a trovarvi».

Diritti umani e ragion di Stato

L’inaugurazione ha offerto lo spunto per una riflessione profonda sul concetto di giustizia e sulle zone d’ombra che ancora avvolgono il caso. Donatella Loprieno, docente presso l’Università della Calabria, ha tenuto un intervento dai toni netti, sottolineando come la panchina debba servire a ricordare che prima della ragion di Stato deve esserci la cultura dei diritti.

«L’aspetto più tragico di questa vicenda è che la dinamica del brutale omicidio è conosciuta: si sanno i nomi dei quattro responsabili dei Servizi segreti egiziani. Ma è difficile condannarli, sebbene sia intervenuta anche la nostra Corte Costituzionale: evidentemente, certi rapporti economici sono più importanti della ricerca della giustizia. Ma dobbiamo ricordare che, a differenza del sistema di al-Sisi, noi siamo uno Stato di diritto e non un’autocrazia».

L’eredità di Giulio e la protezione degli studiosi

L’Assessore al Welfare, Daniela Ielasi, ha invece spostato l’attenzione sul legame tra la vicenda di Regeni e il mondo accademico, ricordando quanto quella tragedia colpisca da vicino ogni ricercatore.

«La tragedia di Giulio sarebbe potuta capitare a tanti altri giovani studiosi, magari anche a ragazzi che si formano all’Unical».

Secondo l’Assessore, il sacrificio del ricercatore ha prodotto un cambiamento tangibile nella consapevolezza internazionale, agendo da scudo per altre vite in pericolo.

«Giulio continua a fare cose: ad esempio, ha salvato con la sua morte la vita di altre persone a rischio, a partire da Patrick Zaki. La fine tragica del nostro giovane studioso ha aperto i riflettori dell’opinione pubblica e dell’informazione sulle pratiche di certi regimi. Siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo alla scoperta della verità, con la speranza che si faccia giustizia quanto prima».