La Corte d’appello di Catanzaro ha pronunciato una sentenza di assoluzione per i due militari della Guardia di finanza precedentemente condannati in primo grado per la morte di quattro migranti.
Il tragico evento si era verificato il 30 agosto 2020 a bordo dell’imbarcazione “Heaven”, esplosa al largo di Crotone durante le operazioni di soccorso e scorta verso il porto.
Il collegio presieduto dal giudice Antonio Battaglia, con a latere i giudici Paola Ciriaco e Abigail Mellace, ha ribaltato completamente la decisione emessa dal Gup di Crotone nel maggio 2024. In quell’occasione, il capitano Vincenzo Barbangelo e il maresciallo Andrea Novelli erano stati condannati a due anni di reclusione, con pena sospesa. Con la nuova sentenza, i giudici d’appello hanno accolto le tesi difensive sostenute dagli avvocati Pasquale Carolei, Paolo Carnuccio e Tiziano Saporito, dichiarando i due imputati non colpevoli dei reati di naufragio e omicidio colposo plurimo.
Le dinamiche della tragedia e il nodo delle responsabilità
I fatti al centro del processo risalgono all’estate di sei anni fa, quando il veliero “Heaven”, con a bordo 20 migranti (mentre altri 13 erano già sbarcati), fu intercettato tra Praialonga e Simeri. Durante il tragitto verso lo scalo crotonese, il natante esplose violentemente provocando un incendio in cui persero la vita Omar Ali Osman, Abdirahman Nur Abdullahi e altre due persone mai identificate.
L’accusa, che in aula aveva richiesto la conferma della sentenza di primo grado, puntava sulla presunta negligenza e imperizia dei militari. La Procura contestava il mancato trasbordo dei migranti sulle unità navali della Guardia di finanza, ritenendo che la scelta di trainare il veliero avesse esposto le persone a un rischio evitabile. Tuttavia, la perizia tecnica non è mai riuscita a stabilire con certezza assoluta la causa dell’innesco dell’incendio, lasciando margini di incertezza sulla dinamica dello scoppio.
La conclusione della vicenda giudiziaria per i finanzieri
La decisione della Corte d’appello chiude definitivamente la posizione giudiziaria di tutti i finanzieri coinvolti. Già nel primo grado di giudizio, il giudice aveva disposto il non luogo a procedere per Maurizio Giunta e Giovanni Frisella, i due militari che si trovavano fisicamente a bordo dell’imbarcazione al momento della deflagrazione.
Proprio il comportamento dei militari nell’immediatezza del disastro era stato oggetto di grande attenzione pubblica. Nonostante le ferite riportate nell’esplosione, i finanzieri si erano gettati in mare per trarre in salvo i superstiti, un gesto che inizialmente era valso loro il riconoscimento delle istituzioni. La difesa ha sempre rimarcato come le procedure seguite fossero conformi ai protocolli operativi e che l’esplosione fosse da considerarsi un evento del tutto imprevedibile, tesi che ha trovato infine conferma nel verdetto di secondo grado.



