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Crisi energetica: le imprese italiane pagano il prezzo più alto d’Europa

Il panorama energetico italiano per il settore produttivo delinea uno scenario di profonda criticità. Tra il 2019 e il 2025, l’elettricità in Italia ha subito un rincaro del 122%, una cifra che distacca nettamente i partner europei.

Nello stesso arco temporale, infatti, la Francia ha registrato un aumento del 64%, mentre la Spagna si è fermata al 36%. Questo divario strutturale viene descritto da Confcommercio come un pesante ostacolo alla competitività, capace di trasformare i costi fissi in un fardello insostenibile per l’intero comparto nazionale.

I dati dell’Osservatorio Confcommercio energia

Il rapporto 2025 dell’Osservatorio Confcommercio energia (Ocen) evidenzia come l’onda d’urto del periodo post-pandemia e del conflitto russo-ucraino non si sia ancora esaurita. Rispetto al periodo pre-crisi, il costo del gas per le imprese del terziario è cresciuto del 70,4%, mentre l’elettricità segna un incremento del 28,8%. Per molte attività commerciali, come ristoranti o negozi di alimentari, la spesa mensile per le utenze ha superato stabilmente la soglia dei 2.000 euro.

Le rilevazioni dell’ultima parte del 2025 mostrano picchi significativi per le diverse categorie professionali:

Categoria Spesa media mensile (euro)
Alberghi di medie dimensioni 9.117
Grandi negozi 5.979
Piccoli hotel 5.263
Bar 1.000
Negozi non alimentari 855

La posizione di Confindustria e il dibattito sul decreto energia

Il leader di Confindustria, Emanuele Orsini, ha espresso forte preoccupazione per la situazione attuale: “La nostra energia è tra le più care al mondo, è un tema da risolvere velocissimamente”. Orsini ha sollecitato l’esecutivo affinché il nuovo decreto sull’energia sia pronto entro i primi giorni di febbraio, pur riconoscendo la complessità tecnica della materia.

Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato le difficoltà durante gli Energy Days al Politecnico di Torino, definendo il provvedimento in fase di definizione come “un treno con tantissimi vagoni”. Sebbene il testo sia completo per il 90%, il problema principale rimane il finanziamento del taglio dei costi per le piccole e medie imprese, data la mancanza di fondi pubblici dedicati.

Il nodo degli oneri di sistema e le frizioni istituzionali

Un elemento centrale della discussione riguarda la composizione delle bollette. Se la componente energia incide per il 60%, il ritorno degli oneri di sistema dopo il periodo emergenziale rappresenta oggi il 20% del totale. Confcommercio ha richiesto ufficialmente al Mase tutele urgenti per le PMI, ma le soluzioni tecniche sembrano scarseggiare. L’ipotesi di una cartolarizzazione degli oneri tramite Cassa Depositi e Prestiti è stata respinta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il rischio di oneri futuri eccessivi, stimati tra i 10 e i 12 miliardi di euro, e per possibili conflitti con le normative europee sugli aiuti di Stato.

Sul fronte politico, l’opposizione contesta la gestione della crisi. I deputati del Movimento 5 Stelle, Emma Pavanelli ed Enrico Cappelletti, hanno dichiarato che il governo “fa ancora finta di non vedere” le proposte avanzate da tempo, accusando la maggioranza di aver ignorato un allarme che sta mettendo in ginocchio il tessuto produttivo italiano.