La comunità religiosa di Lamezia Terme si trova ad affrontare un momento di profonda amarezza a causa del furto sacrilego avvenuto all’interno della Cattedrale.
Il parroco, don Giancarlo Leone, ha lanciato un accorato appello affinché l’autore del gesto possa tornare sui propri passi e restituire l’opera sottratta. La vicenda ha varcato i confini locali, trovando spazio e risonanza nazionale attraverso la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, che ha rilanciato la richiesta di aiuto per il recupero del prezioso oggetto.
Il danno all’opera e il valore del diadema
L’oggetto del furto è una corona d’argento di particolare pregio, realizzata dall’orafo Michele Affidato. Il diadema era applicato in rilievo sull’immagine del Bambino Gesù all’interno di un dipinto che raffigura la Madonna. L’azione dei malviventi non si è limitata alla sottrazione, poiché la rimozione forzata ha lasciato segni evidenti sulla superficie del dipinto, danneggiando l’integrità dell’opera sacra e deturpando l’immagine devozionale.
Il peso morale del sacrilegio secondo don Giancarlo Leone
Le parole del parroco mettono in luce una ferita che va ben oltre la stima economica dell’argento. Don Giancarlo Leone ha voluto sottolineare la gravità del gesto dal punto di vista spirituale e comunitario, evidenziando come l’offesa colpisca direttamente la sensibilità dei fedeli.
“Ciò che colpisce non è l’aspetto materiale ma il sacrilegio. Non è bello vedere delle immagini sacre deturpate. Una sofferenza inferta a tanti cristiani che sono rimasti allibiti e feriti dal gesto. Un’offesa morale arrecata a chi, con sacrifici, ha donato le corone”.
La comunità attende ora un segnale di ravvedimento, sperando che il diadema possa tornare al suo posto originario, sanando così un’offesa che ha colpito non solo il patrimonio artistico della Cattedrale, ma anche il legame affettivo e di fede dei cittadini che avevano contribuito alla realizzazione dell’opera.



