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Riforma disabilità, dal 1° marzo la terza fase: il nuovo modello Inps coinvolge tutta la Calabria

La terza fase della riforma della disabilità prende il via il 1° marzo 2026, segnando un passaggio decisivo verso la semplificazione e l’innovazione digitale dei processi assistenziali.

In attuazione del decreto-legge n. 19/2026 e del decreto legislativo n. 62/2024, l’INPS estende il nuovo modello di accertamento a 40 ulteriori province italiane. L’iniziativa mira a porre la persona al centro del sistema, superando le frammentazioni amministrative che hanno storicamente caratterizzato il settore.

Dopo il debutto iniziale avvenuto il 1° gennaio 2025 in nove territori pilota e una successiva estensione a settembre dello stesso anno, la sperimentazione raggiunge ora una dimensione nazionale. Tra le novità più rilevanti figura il coinvolgimento integrale della Calabria, che dopo l’esperienza avviata a Catanzaro vede ora l’ingresso di Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia nel nuovo regime procedurale.

Addio alla domanda amministrativa: il ruolo del certificato unico

Il pilastro del nuovo sistema è l’eliminazione dei duplicati burocratici per l’avvio dell’iter di riconoscimento della disabilità. Nelle province interessate dalla sperimentazione, la trasmissione telematica del certificato medico introduttivo all’INPS sarà l’unico atto necessario per attivare la procedura. Non sarà più richiesto ai cittadini di presentare una successiva domanda amministrativa, poiché l’Istituto assumerà la titolarità esclusiva dell’intero processo di accertamento.

Questa trasformazione punta a garantire una maggiore rapidità nelle istruttorie e una trasparenza superiore nell’accesso alle prestazioni. Tuttavia, è necessario prestare attenzione ai termini di transizione: i certificati medici redatti con le vecchie modalità nelle province coinvolte dovranno essere integrati con la domanda amministrativa entro il 28 febbraio 2026. Per supportare i cittadini in questa fase, resta confermata la possibilità di avvalersi dei patronati e degli intermediari autorizzati.

Le dichiarazioni del presidente dell’INPS Gabriele Fava

Il vertice dell’Istituto ha espresso soddisfazione per l’andamento del progetto, evidenziando come la riforma stia delineando un modello operativo più vicino alle esigenze della popolazione.

“Il bilancio delle prime due fasi della sperimentazione è complessivamente positivo. La riforma sta portando una progressiva semplificazione nell’accesso alle prestazioni” ha dichiarato Gabriele Fava. Il presidente ha inoltre rimarcato l’importanza della strategia organizzativa adottata: “L’Istituto sta seguendo una modalità operativa particolarmente efficace, con una visione unitaria centro-territorio. La centralità della persona, su cui è costruito il progetto voluto dalla Ministra Locatelli, è tutelata dal ruolo dell’INPS orientato all’uniformità sull’intero territorio nazionale”.

Fava ha poi concluso sottolineando l’impegno sul fronte tecnologico: “Stiamo investendo in innovazione tecnologica, logistica e interoperabilità tra Amministrazioni, affinché ogni cittadino possa accedere alle prestazioni senza ostacoli burocratici. È un passo concreto verso un sistema più moderno, equo e orientato alla qualità”.

La mappa dei territori coinvolti nella terza fase

L’estensione del 1° marzo 2026 copre una vasta area geografica che include grandi centri metropolitani e province di diverse regioni. Oltre all’intero territorio calabrese, la sperimentazione interesserà città come Roma, Milano, Torino, Bologna, Venezia e Catania. L’elenco completo comprende anche Chieti, Potenza, Caserta, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Terni, Treviso, Verona e la Provincia Autonoma di Bolzano.

Questo ampliamento segue il percorso iniziato nel gennaio 2025 a Brescia, Trieste, Forlì-Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro e Sassari, e proseguito a settembre dello stesso anno con l’inclusione di province quali Alessandria, Genova, Lecce e Palermo, oltre alle autonomie speciali di Valle d’Aosta e Trento. L’obiettivo finale resta la costruzione di un sistema moderno e inclusivo, capace di ridurre i tempi di attesa e garantire i diritti fondamentali dei cittadini su tutto il territorio nazionale.