Esiste una narrazione della Calabria che necessita di essere profondamente revisionata. Tale cambiamento non deve poggiare su slogan o letture condizionate da interessi politici, ma sui numeri, sulle tendenze reali e sui risultati economici che emergono da un processo in evoluzione.
La regione cresce nonostante le fragilità storiche, i ritardi infrastrutturali e i problemi strutturali che ancora gravano sul territorio. La crescita economica, l’innovazione e la qualità del capitale umano rappresentano oggi i punti di forza più concreti per il futuro.
I dati confermano che il Mezzogiorno, nel suo complesso, sta crescendo più del resto del Paese. Alcuni distretti meridionali risultano meglio posizionati nelle catene internazionali del valore rispetto a quelli del Centro-Nord, tradizionalmente legati a comparti industriali più esposti alla stagnazione europea.
Il ruolo strategico dell’innovazione e delle università
I settori trainanti di questa fase sono quelli ad alta crescita del XXI secolo: digitale, tecnologie dell’informazione, aerospazio, farmaceutica e tecnologie verdi. In questo contesto, la Calabria partecipa attivamente al processo. Sebbene i numeri dell’occupazione nel digitale siano ancora inferiori rispetto ad altre realtà, si colgono segnali di forte dinamismo. A Rende, l’università è diventata un polo di attrazione per competenze di livello internazionale, attirando studiosi impegnati su temi come l’intelligenza artificiale e i data center.
Federico Fubini, nelle sue analisi per il Corriere della Sera, fotografa un Sud capace di superare il Centro-Nord in distretti strategici per la prima volta dall’Unità d’Italia. Non si tratta di trionfalismo, ma di successi misurabili: dal 2014 il settore delle tecnologie digitali cresce nel Mezzogiorno più che nella media nazionale e l’export, tra il 2019 e il 2024, ha registrato un incremento superiore a quello del Nord.
Sfide strutturali e realtà produttiva
Riconoscere i progressi non significa ignorare le criticità. La Calabria deve ancora affrontare bassi livelli occupazionali, una drammatica perdita demografica e un reddito pro capite distante dalla media nazionale. Tuttavia, descrivere la regione come immobile o condannata al declino non corrisponde alla realtà dei fatti. I numeri parlano di un ceto produttivo nuovo che punta su competenze e innovazione, rifiutando logiche di clientela o rendite di posizione.
Secondo Orlandino Greco, la narrazione che vede il territorio esclusivamente in regressione è parziale: “C’è una narrazione che va capovolta. Va capovolta con i numeri, con le tendenze reali, con i risultati economici che stanno emergendo da un processo in evoluzione ormai sotto gli occhi di chiunque voglia guardarli senza pregiudizi”. Il percorso per il Sud e per la Calabria è ancora lungo, ma i primi passi verso una costruzione fondata sui fatti e sulla buona politica sono ormai visibili.



