HomePoliticaMedici cubani in Calabria. Occhiuto sfida...

Medici cubani in Calabria. Occhiuto sfida gli Usa, difende l’accordo con L’Avana e ribadisce: “Restano qui”

La Regione Calabria non modifica la propria strategia riguardo all’impiego dei professionisti sanitari cubani negli ospedali pubblici.

Nonostante le crescenti pressioni internazionali e il dibattito politico, il presidente Roberto Occhiuto ha ribadito una linea di assoluta continuità: i camici bianchi giunti dall’isola caraibica resteranno in servizio nelle strutture del territorio. La decisione viene difesa come una scelta obbligata per garantire la tenuta dei reparti e dei servizi di pronto soccorso, evitando il collasso del sistema sanitario regionale.

L’incontro avvenuto presso la Cittadella regionale con l’ambasciatore di Cuba in Italia, Jorge Luis Cepero Aguilar, si è svolto in un clima di evidente complessità diplomatica. La questione travalica i confini regionali per inserirsi nello storico scontro tra Stati Uniti e Cuba. Sul punto, Occhiuto si è espresso con estrema chiarezza: “Ho spiegato sia all’ambasciatore cubano sia ai rappresentanti dell’ambasciata americana che i bisogni di salute dei calabresi vengono prima di ogni altra considerazione”.

Le accuse di Washington e la replica dell’Avana

Al centro della contesa internazionale vi sono le pesanti accuse mosse dagli Stati Uniti, che descrivono il sistema delle missioni mediche cubane come una copertura per pratiche di lavoro forzato. Secondo l’amministrazione americana, i contratti limiterebbero la libertà e le retribuzioni dei professionisti inviati all’estero. Diversi Paesi, tra cui Giamaica, Guatemala, Honduras e Antigua e Barbuda, hanno recentemente ridotto o interrotto la collaborazione con l’isola, una mossa che il governo cubano attribuisce direttamente alle pressioni di Washington.

L’Avana rigetta fermamente tali ricostruzioni, inquadrando le missioni come un fondamentale strumento di solidarietà internazionale. Durante un evento a Catanzaro promosso dall’Associazione Italia-Cuba, l’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar ha difeso l’operato dei sanitari: “Noi non portiamo armi o bombe. Portiamo il diritto alla salute, il diritto alla vita”. Il diplomatico ha inoltre sottolineato come il rafforzamento del blocco economico stia ostacolando l’approvvigionamento di tecnologie e materiali medici, aggiungendo però che “Cuba ha ricercatori e medici preparati per affrontare questa situazione”.

L’impatto economico e la carenza di organico

Oltre alla valenza umanitaria e politica, le brigate mediche rappresentano un pilastro economico per Cuba. Nel 2025 il settore ha generato entrate per circa 7 miliardi di dollari, con 24.000 professionisti attivi in 56 nazioni. In Calabria, la cooperazione è nata nel 2022 con un accordo siglato con la società statale Csmc S.A. per far fronte a una carenza di personale che metteva a rischio le prestazioni essenziali, in particolare nell’area dell’emergenza-urgenza.

Il piano della Regione prevedeva inizialmente di raggiungere una quota di 1.000 medici cubani inseriti negli organici. Occhiuto ha confermato la disponibilità a valutare alternative, ma senza pregiudicare l’operatività ospedaliera: “Se gli americani sono in grado di trovarci altri professionisti per i nostri ospedali, saremo felici di accoglierli. L’importante è che gli ospedali non rimangano sguarniti”. Al momento, dunque, il supporto dei medici caraibici resta un elemento strutturale per la sanità calabrese.