La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha delineato davanti alle Camere la posizione dell’Italia rispetto a una crisi definita tra le più complesse degli ultimi decenni.
Il cuore dell’intervento ha riguardato il posizionamento strategico della nazione di fronte alle crescenti tensioni tra l’asse composto da Stati Uniti e Israele e il regime di Teheran. La Premier ha marcato una distanza netta dalle operazioni belliche dirette: “È un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte. Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.
Il nodo delle basi USA e l’autonomia nazionale
Un passaggio cruciale del discorso ha riguardato la gestione delle installazioni militari americane sul territorio italiano. Meloni ha respinto le critiche relative a un presunto isolamento europeo o a una sudditanza decisionale, rivendicando la piena sovranità nazionale. Il paragone è stato istituito con il modello spagnolo: sebbene gli accordi bilaterali restino validi per le attività ordinarie, qualsiasi utilizzo delle basi per attacchi diretti richiederebbe un passaggio formale al vaglio del Governo e del Parlamento. Sul punto, la Presidente ha fornito una rassicurazione immediata, confermando che al momento non è pervenuta alcuna richiesta per l’uso delle basi statunitensi in funzione di attacco.
Strategie contro il caro carburanti e la speculazione
Sul fronte dell’economia interna, l’esecutivo si prepara a contrastare le ricadute della crisi energetica. Meloni ha indirizzato un monito severo verso possibili fenomeni speculativi, ipotizzando una tassazione mirata sui proventi delle aziende responsabili di rincari ingiustificati.
Per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie, sono state annunciate due contromisure tecniche. La prima riguarda l’attivazione delle accise mobili, un meccanismo volto a sterilizzare gli aumenti dei prezzi alla pompa qualora questi dovessero stabilizzarsi su livelli elevati. La seconda proposta si sposta sul piano europeo, con la richiesta di una deroga al sistema Ets (Emission Trading System) per la produzione di energia termoelettrica, con l’obiettivo di abbattere i costi delle bollette.
Tensioni in Libano e la strage di Minab
Il dibattito parlamentare ha vissuto un momento di rara convergenza tra le forze politiche durante il ricordo della strage avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran. “Va preservata l’incolumità dei civili”, ha dichiarato Meloni, ricevendo un applauso unanime dall’aula.
Resta invece alta l’attenzione sul fronte libanese. La Premier ha definito scellerata l’ipotesi di un conflitto aperto tra Israele e Libano, pur ribadendo il diritto di Tel Aviv alla difesa contro Hezbollah. La priorità assoluta per l’Italia rimane la sicurezza dei soldati impegnati nella missione Unifil. Meloni ha rivolto un appello diretto al Primo Ministro Benjamin Netanyahu, esigendo garanzie totali per l’incolumità del contingente italiano, composto da oltre 1.000 militari.
Il voto delle opposizioni e la frammentazione dei documenti
Nonostante i punti di contatto sul piano umanitario, il fronte delle opposizioni si è presentato al voto diviso, depositando tre diverse risoluzioni. Il Partito Democratico ha focalizzato il proprio documento sulla richiesta di un cessate il fuoco immediato e sul divieto tassativo di utilizzare le basi italiane per azioni contro l’Iran. Il Movimento 5 Stelle ha invece puntato sulla condanna di ogni azione militare unilaterale, richiamando il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. Infine, Alleanza Verdi e Sinistra ha concentrato le proprie istanze sulla de-escalation strutturata e sulla tutela rigorosa del diritto umanitario.



