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Caro gasolio e speculazioni: l’allarme di Copagri Calabria per il settore agricolo

Il comparto agricolo italiano, già provato da criticità strutturali e climatiche, si trova ad affrontare una nuova e pesante minaccia legata all’impennata dei costi di produzione.

Francesco Macrì, presidente della Confederazione produttori agricoli (Copagri) della Calabria, ha lanciato un monito severo contro le dinamiche speculative che stanno colpendo i sottoprodotti petroliferi e i concimi, sollecitando un intervento immediato delle autorità di controllo.

L’impennata del gasolio e dei concimi

Al centro della denuncia vi è la sproporzione tra l’aumento del prezzo del greggio sui mercati internazionali e il costo finale dei derivati alla pompa. Secondo i dati esposti da Macrì, a fronte di un incremento del petrolio di circa 11 dollari al barile — che si traduce in un impatto teorico di 0,0069 euro al litro — il prezzo del gasolio agricolo ha subito un balzo vertiginoso. In soli dieci giorni, la quotazione è passata da 0,92 euro al litro a 1,35 euro, segnando un aumento del 46%.

Parallelamente, si registrano forti tensioni nel mercato dei concimi azotati, essenziali in questo periodo per il risveglio vegetativo delle colture. Numerose segnalazioni indicano che alcuni rivenditori, pur disponendo di scorte in magazzino, avrebbero ritardato le consegne con il pretesto del conflitto in Medio Oriente, per poi riproporre il prodotto con rincari compresi tra il 25% e il 30%.

“Sollecitiamo le autorità preposte ad effettuare i dovuti controlli per garantire un regolare commercio, privo di forme di speculazione che non hanno nulla a che vedere con i fatti politici del Medioriente, ma che vengono utilizzati per lucrare in maniera spregiudicata e meschina sulle spalle degli agricoltori prima e dei consumatori poi”, ha dichiarato Francesco Macrì.

Un settore tra fragilità territoriale e minacce internazionali

Il tessuto agricolo del Mezzogiorno è composto prevalentemente da piccole e medie realtà aziendali che svolgono un ruolo cruciale nella salvaguardia del territorio dal degrado e dal dissesto idrogeologico. Queste imprese operano spesso con margini di guadagno ridotti, schiacciate tra l’obbligo di adeguamento alle normative e un mercato politico che non sempre tutela i produttori primari.

Oltre alla pressione dei costi energetici, il presidente di Copagri Calabria ha richiamato l’attenzione sui rischi legati agli accordi internazionali, come il Mercosur. Il timore è che tali intese possano favorire l’ingresso massiccio di prodotti alimentari provenienti da nazioni con standard produttivi meno rigorosi, dove l’uso di fitofarmaci banditi in Italia è ancora consentito.

La richiesta di interventi urgenti

La situazione attuale rischia di spingere il settore verso un punto di non ritorno. Secondo Macrì, le manovre speculative in corso non sono giustificate dalle reali dinamiche geopolitiche, ma rappresentano un tentativo di sfruttare la crisi per massimizzare i profitti a danno dell’anello più debole della filiera.

“Si vuole portare il comparto, già in ginocchio, al tracollo?”, si domanda il vertice di Copagri Calabria, ribadendo la necessità che lo Stato vigili con fermezza per assicurare la trasparenza dei prezzi e la regolarità delle transazioni commerciali, tutelando così sia il reddito degli agricoltori sia il potere d’acquisto dei cittadini.