La decisione dell’Asp di Crotone di avviare l’annullamento in autotutela dell’avviso pubblico per dirigenti delle professioni sanitarie ha innescato una dura reazione da parte del Coordinamento regionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Calabria.
Al centro della contesa c’è la delibera numero 64 del 20 febbraio 2026, definita dagli OPI calabresi come una scelta immotivata e potenzialmente lesiva per l’intero assetto sanitario regionale. La procedura contestata, approvata nel 2025, aveva già portato alla formulazione di una graduatoria definitiva e all’assunzione dei primi quattro vincitori.
Le motivazioni dell’azienda sanitaria e le contestazioni del coordinamento
Secondo la direzione generale dell’Asp di Crotone, il bando originale sarebbe viziato da un’irregolarità di fondo: la creazione di un’unica graduatoria per profili appartenenti a diverse aree professionali, in presunta violazione del decreto 54/2023. Inoltre, l’azienda ha sollevato dubbi sulla mancata previsione di tali figure dirigenziali nell’atto aziendale non ancora aggiornato.
Il Coordinamento regionale degli OPI respinge fermamente questa lettura dei fatti. Gli ordini ricordano che era stata la stessa azienda, attraverso una nota formale del direttore sanitario, a richiedere l’attivazione delle posizioni dirigenziali. “Contestare la procedura solo dopo la formulazione della graduatoria significa ledere i diritti acquisiti degli idonei, sia di coloro già assunti sia di quanti attendono lo scorrimento tramite Azienda Zero”, sottolineano i rappresentanti professionali. Il coordinamento evidenzia inoltre come la prassi adottata a Crotone sia in linea con quanto fatto da numerose altre aziende sanitarie sul territorio nazionale.
Contraddizioni interne e rischi per il sistema regionale
Un punto di particolare frizione riguarda la continuità amministrativa dell’ente. Gli OPI rilevano una palese contraddizione: sebbene il nuovo direttore generale consideri il bando illegittimo, il direttore amministrativo e il direttore sanitario che hanno firmato gli atti e presieduto la commissione esaminatrice sono i medesimi ancora in carica. Questa circostanza renderebbe ancora più opaca la decisione di annullare l’intero iter concorsuale.
L’allarme lanciato dagli infermieri riguarda anche le ripercussioni a catena che tale annullamento potrebbe generare. Il blocco della graduatoria impedirebbe infatti lo scorrimento regionale gestito da Azienda Zero, danneggiando non solo i professionisti coinvolti ma anche altre realtà sanitarie calabresi che avrebbero potuto attingere a quell’elenco per coprire i propri fabbisogni organici. Per queste ragioni, il Coordinamento ha richiesto l’intervento immediato del Commissario per il piano di rientro e del dipartimento tutela della salute per sollecitare la revoca del provvedimento.



