L’ultimo provvedimento governativo riguardante il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria finisce nel mirino delle critiche.
Dopo un’attesa di oltre un mese e quattro diverse versioni del testo, il comitato messinese Invece del Ponte ha espresso un giudizio severo sulla norma, descrivendola come un tentativo di adeguare l’iter alle osservazioni della Corte dei Conti senza però affrontare i nodi strutturali e legali che gravano sull’opera.
Le criticità su trasparenza e norme europee
Al centro della contestazione vi è la gestione dell’appalto e il mancato ricorso a una nuova procedura di evidenza pubblica. Secondo l’analisi del comitato, il decreto cercherebbe di aggirare l’obbligo di indire una nuova gara, nonostante le precedenti indicazioni della magistratura contabile ne avessero evidenziato l’illegittimità. La preoccupazione principale riguarda la possibile violazione delle normative comunitarie in materia di concorrenza e trasparenza.
Le modifiche introdotte apparirebbero orientate a favorire il consorzio Eurolink attraverso la revisione dei documenti di gara e delle condizioni contrattuali. Restano inoltre dubbi sulla sostenibilità economica dell’operazione: non sarebbe stata fornita prova che l’incremento dei costi rispetti il limite del 50% fissato dalla legge. Si registra, inoltre, un mutamento radicale della natura dell’opera, che è passata da un modello di project financing a un finanziamento interamente a carico dello Stato.
L’assenza di nuovi fondi e pareri tecnici
Il ministero dell’Economia ha chiarito che l’attuazione delle procedure dovrà avvenire esclusivamente con le risorse già stanziate, senza l’apporto di ulteriori finanziamenti per l’aggiornamento della documentazione. Questa condizione, unita alla necessità di rifare il piano economico-finanziario e la delibera Iropi, rischia di generare nuovi stalli burocratici.
“La Corte dei Conti chiarisce che, anche per queste modifiche, una nuova gara è assolutamente necessaria”, sottolinea il comitato Invece del Ponte, evidenziando come manchino ancora passaggi fondamentali, tra cui il parere obbligatorio del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e una valutazione aggiornata delle alternative progettuali.
Un percorso burocratico ad alto rischio
Il timore diffuso è che il provvedimento si traduca in un ulteriore spreco di denaro pubblico e di tempo, nel tentativo di mantenere validi contratti risalenti a vent’anni fa e già oggetto di annullamento nel 2012. Il comitato definisce l’iniziativa come un passaggio debole, finalizzato a limitare i controlli tecnici piuttosto che a risolvere le criticità sollevate dagli organi di controllo. Senza una revisione profonda dell’approccio normativo, l’iter del Ponte dello Stretto sembra destinato a scontrarsi nuovamente con ostacoli legali e amministrativi.



