Mentre il nuovo ciclone Jolinda flagella la Calabria, la conta dei danni si allunga e la rabbia sociale esplode.
Non è solo il maltempo a colpire: a finire sotto accusa è una classe politica definita “parassitaria e miope” da una rete di movimenti e collettivi territoriali (tra cui La Base – Cosenza, No Ponte e Le Lampare) che denunciano l’abbandono sistematico di una terra considerata “sacrificabile”.
Cronaca di una catastrofe annunciata
Dopo i passaggi devastanti dei cicloni Harry e Ulrike, la Calabria si ritrova nuovamente in ginocchio. Le immagini che arrivano dallo Jonio cosentino sono drammatiche: il fiume Trionto e il torrente Fiumarella sono esondati, travolgendo Mirto Crosia e costringendo decine di famiglie a evacuazioni d’emergenza.
La situazione non è migliore nel reggino, nella Vallata dello Stilaro, dove la furia dell’Allaro ha isolato parte di Caulonia e una frana ha minacciato il centro storico di Stilo. Arterie vitali come la Statale 106 e la Statale 18 sono bloccate, lasciando intere comunità isolate dal resto del Paese.
La denuncia: “Miliardi alla guerra e al Ponte, briciole per la sicurezza”
Il cuore della protesta colpisce le priorità dell’agenda politica nazionale e regionale. “Mentre il Governo trova miliardi per foraggiare la guerra e speculazioni come il Ponte sullo Stretto, per la Calabria non ci sono che briciole”, dichiarano i movimenti in una nota congiunta.
Viene sollevato il caso emblematico del fiume Crati: a un mese dalla sua esondazione, non è stato aperto nemmeno un cantiere per la messa in sicurezza. La crisi climatica, secondo i firmatari, non è un’emergenza imprevedibile, ma una condizione strutturale del collasso di un sistema che divora i territori.
Il paradosso energetico: Calabria “colonia estrattiva”
Un punto centrale della polemica riguarda la gestione delle risorse energetiche. I movimenti denunciano una transizione ecologica che somiglia più a un nuovo colonialismo:
-
Produzione vs Consumo: La Calabria produce più energia di quanta ne consumi, ma i cittadini pagano bollette salatissime.
-
Profitti privati: Aziende come A2A realizzano profitti enormi grazie a legislazioni obsolete, mentre il territorio resta fragile.
-
Rinnovabili selvagge: Il timore è che la regione venga trasformata in una “colonia estrattiva” per le rinnovabili, distruggendo il paesaggio per esportare energia altrove, lasciando ai calabresi solo “fango e miseria”.
Serve un Piano Straordinario
La richiesta che si leva dai territori è chiara: basta interventi riparatori ex-post che sanno di “elemosina”. Serve un Piano Straordinario di Messa in Sicurezza immediato.
“Non resteremo a guardare mentre la nostra terra affoga”, conclude il comunicato. La mobilitazione promette di crescere: dalle sponde dello Stretto allo Jonio cosentino, la Calabria che resiste ha deciso di alzare la testa per difendere le proprie comunità e il proprio futuro.



