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Addio a Paolo Cirino Pomicino, protagonista della Prima Repubblica

Paolo Cirino Pomicino, figura centrale della politica italiana tra gli anni Ottanta e Novanta e storico esponente della Democrazia Cristiana, si è spento all’età di 86 anni. Noto con il soprannome di “’o Ministro”, è stato uno dei volti più riconoscibili di un’epoca caratterizzata da equilibri politici complessi e dalla forte centralità dei partiti.

L’ascesa politica di un medico napoletano

Nato a Napoli il 3 settembre 1939, Pomicino ha intrapreso inizialmente la carriera medica, laureandosi in medicina e chirurgia presso l’Università Federico II e specializzandosi in neurologia. Il passaggio all’attività pubblica avviene negli anni Settanta, quando ricopre i ruoli di consigliere e assessore comunale a Napoli, tappe che precedono l’approdo alla Camera dei deputati.

Gli anni del Bilancio e i governi Andreotti

La sua parabola parlamentare lo ha visto occupare posizioni di grande rilievo istituzionale. Tra il 1983 e il 1988 ha guidato la Commissione Bilancio della Camera, per poi assumere incarichi ministeriali di peso. È stato infatti ministro della Funzione pubblica nel governo De Mita tra il 1988 e il 1989 e, successivamente, ministro del Bilancio e della Programmazione economica nei governi Andreotti VI e VII fino al 1992. Questi ruoli lo hanno consacrato come uno degli uomini più influenti della Democrazia Cristiana di quel periodo.

Il ruolo nel Caf e il legame con Giulio Andreotti

Pomicino è stato uno dei principali protagonisti della stagione del Caf, l’asse politico formato da Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani. Andreottiano convinto, ha incarnato un modello di potere basato sulla gestione delle leve economiche e sulla mediazione interna ai partiti, elementi distintivi della cultura politica della Prima Repubblica.

Il tramonto di una stagione storica

La sua parabola politica di primo piano si è conclusa nei primi anni Novanta, in concomitanza con la trasformazione del sistema istituzionale e l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale. Con la sua scomparsa viene meno un testimone diretto di una fase storica ormai consegnata agli annali, una figura che ha rappresentato un tassello fondamentale nel racconto della politica italiana del secondo Novecento.