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Via Crucis diocesana a Corigliano-Rossano tra invocazione di pace e rinascita post alluvione

L’Arcidiocesi di Rossano-Cariati si prepara a vivere un momento di profonda spiritualità e riflessione collettiva con la solenne Via Crucis diocesana, prevista per il 27 marzo 2026 alle ore 20:00 presso il PalaBrillia di Corigliano-Rossano.

L’evento, dal titolo “Tra venti di guerra e acque impetuose invochiamo pace e solidarietà”, si colloca in un contesto storico particolarmente complesso, segnato da tensioni internazionali e dalle recenti cicatrici lasciate sul territorio locale dalla furia del maltempo.

Il fango dell’alluvione diventa terra di speranza

Il tradizionale cammino della Croce assume quest’anno una valenza che va oltre l’esercizio di pietà popolare, trasformandosi in un grido corale di speranza. La celebrazione intende unire il bisogno universale di pace alla ferma volontà di rinascita delle comunità locali, duramente colpite dalle esondazioni dei fiumi Crati e Trionto. Sotto la guida di S. E. l’Arcivescovo Mons. Maurizio Aloise, il percorso di preghiera mira a trasfigurare simbolicamente il fango delle inondazioni in una terra fertile, capace di generare nuova solidarietà e coesione sociale.

Le quattordici stazioni tra passione e cronaca locale

Le meditazioni che accompagneranno le quattordici stazioni della Via Crucis rappresenteranno un intreccio narrativo tra il racconto evangelico della Passione di Cristo e le testimonianze dirette di chi ha subito le conseguenze dell’alluvione. Le riflessioni daranno voce a chi ha visto i propri beni travolti dall’acqua e dal fango, evidenziando come, nonostante le perdite materiali, non siano venuti meno il senso di appartenenza e la fede. Il gesto di portare la Croce diventa così un atto di condivisione del peso che grava sui fratelli alluvionati e sulle popolazioni martoriate dai conflitti bellici.

Pace universale e prossimità concreta

Due sono i pilastri tematici su cui si snoderà l’incontro di preghiera. Da un lato la pace universale, intesa come necessità impellente di sostituire il fragore delle armi con la forza del dialogo attraverso una preghiera incessante.

Dall’altro, il valore della prossimità, intesa come vicinanza concreta e operativa alle famiglie e alle realtà imprenditoriali danneggiate dalle piene del Crati e del Trionto. Il messaggio che l’Arcidiocesi intende diffondere è che dopo ogni tempesta e ogni venerdì santo, la vita ha sempre l’ultima parola, richiamando la comunità a una partecipazione attiva e solidale.