La scadenza del 30 giugno 2026 si avvicina e il quadro della sanità territoriale delineato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza appare critico. Secondo i dati nazionali aggiornati, il processo di riforma registra rallentamenti strutturali preoccupanti. Delle 1.715 Case della Comunità previste dal piano, risultano pienamente operative soltanto 66 unità. La situazione non migliora sul fronte degli Ospedali di Comunità, dove al momento nessuna struttura ha attivato la totalità dei servizi previsti.
Questa rete assistenziale avrebbe dovuto rappresentare il punto di svolta per decongestionare i presidi ospedalieri e garantire cure di prossimità. La mancata attuazione degli obiettivi europei mette ora a rischio l’intero impianto della riforma, con una responsabilità che viene ricondotta alla gestione delle amministrazioni regionali, in gran parte guidate dal centrodestra.
Il fallimento dei progetti a San Marco Argentano e Cariati
In questo contesto nazionale già complesso, la Calabria si distingue per una gestione delle risorse particolarmente problematica. Con la fine della fase di commissariamento, emergono criticità legate a progetti finanziati e mai portati a compimento. Il caso emblematico è quello dell’ex ospedale di San Marco Argentano: la trasformazione in Casa della Salute è stata ufficialmente stralciata dai programmi regionali. Nonostante uno stanziamento di oltre 8.000.000 di euro, i fondi sono andati perduti e la struttura non sarà realizzata.
Un destino analogo sta colpendo la Casa della Salute di Cariati. Si tratta di opere che erano state annunciate come pilastri della nuova sanità calabrese e che invece rimangono sulla carta, privando i cittadini di servizi essenziali.
Le conseguenze sui territori e la pressione sui pronto soccorso
La crisi attuale affonda le radici in un processo iniziato nel 2010, quando in Calabria furono chiusi 18 ospedali con l’obiettivo di razionalizzare la spesa e aumentare l’efficienza. Tuttavia, alla chiusura dei vecchi presidi non è seguita la creazione dei servizi alternativi di assistenza territoriale, nonostante la disponibilità di risorse economiche.
La carenza di filtri assistenziali sul territorio si traduce in un sovraccarico costante per i pronto soccorso, che restano l’unico punto di riferimento per una popolazione privata della medicina di prossimità. Il rischio concreto è che il PNRR, invece di ricostruire il sistema sanitario, lasci dietro di sé soltanto cantieri incompiuti e una domanda di salute senza risposta.
Sulla questione è intervenuta duramente la Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, che ha evidenziato la gravità della situazione: “Doveva essere la svolta per avvicinare la sanità ai cittadini, invece rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata. Strutture previste, annunciate, finanziate e poi lasciate incompiute sono una fotografia delirante per la sanità. Il PNRR doveva costruire la sanità di prossimità. Così rischia di lasciare solo cantieri mancati e cittadini senza risposte”.



