La decisione del Consorzio Autolinee di incrementare i costi dei titoli di viaggio per il collegamento tra Cosenza, Rende e l’Università della Calabria ha sollevato forti critiche riguardo alla tenuta del sistema dei trasporti regionale.
La misura appare come un colpo diretto a categorie fragili come studenti universitari e lavoratori pendolari, i quali si trovano a fronteggiare esborsi maggiori a fronte di un servizio che non manifesta miglioramenti qualitativi proporzionali.
L’escalation dei prezzi sulle lunghe percorrenze
Il fenomeno non si limita all’area urbana cosentina, ma sembra estendersi a macchia d’olio su tutto il territorio regionale. Sulla fascia jonica sono stati segnalati aumenti significativi nelle tratte gestite da Intersaj, che collegano la Calabria con la Basilicata e la Puglia. In questo quadrante geografico, i rincari hanno raggiunto cifre considerevoli, con variazioni che in pochi mesi sono arrivate a toccare i 6 euro a biglietto. Particolari criticità sono emerse durante il periodo pasquale, quando i prezzi hanno subito picchi ulteriori, gravando su chi rientrava per le festività.
Il monopolio della gomma e la crisi del ferro
La situazione appare particolarmente grave nelle zone dove il trasporto su gomma rappresenta l’unica opzione reale di spostamento. La carenza di infrastrutture ferroviarie efficienti lungo la costa jonica ha determinato una condizione di quasi monopolio, lasciando l’utenza priva di alternative e costretta a subire le fluttuazioni tariffarie del mercato privato. In questo contesto, la mobilità smette di essere un diritto garantito per trasformarsi in un onere economico insostenibile per molte famiglie.
Il fallimento gestionale e il caso Amaco
Un ulteriore segnale della crisi strutturale del settore è rappresentato dalla vicenda Amaco a Cosenza. Il declino dell’azienda di trasporto pubblico locale è diventato l’emblema di una gestione amministrativa che non è riuscita a preservare l’efficienza del servizio, lasciando lavoratori e cittadini in uno stato di incertezza permanente. Le ricadute sociali di questa deriva colpiscono non solo chi usufruisce dei mezzi, ma anche la stabilità occupazionale degli addetti al settore.
Le richieste per un rilancio del servizio pubblico
Davanti a questo scenario, emerge con forza la necessità di un intervento istituzionale da parte della Regione Calabria. Viene richiesto il blocco immediato degli aumenti tariffari e la definizione di un piano strategico che rimetta al centro il trasporto pubblico locale. L’obiettivo deve essere la creazione di un sistema integrato che garantisca tariffe accessibili e investimenti mirati, sottraendo il diritto fondamentale alla mobilità alle sole dinamiche del profitto privato per restituirlo alla dimensione di bene comune essenziale per lo sviluppo del territorio.



