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Ritardo TFR nei Consorzi di Bonifica: Scutellà(M5S) denuncia l’immobilismo della Regione

La questione del Trattamento di fine rapporto per i lavoratori dei Consorzi di Bonifica rimane un nodo irrisolto che alimenta il dibattito politico regionale.

Dopo un’attesa di circa tre mesi, la risposta della Regione alle interrogazioni presentate non ha sortito gli effetti sperati, delineando un quadro caratterizzato da incertezza documentale e assenza di interventi strutturali. La Consigliera Regionale Elisa Scutellà, Capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha espresso una dura critica verso l’approccio dell’ente, definendolo un esercizio di scarico di responsabilità.

Le disparità tra gli enti e il nodo dei fondi non accantonati

L’analisi della documentazione fornita dai Commissari evidenzia una profonda eterogeneità nelle gestioni dei vari Consorzi. Se alcune realtà sono riuscite a liquidare le spettanze, altre versano in condizioni di grave indebitamento, con pendenze che in certi casi superano il milione di euro. La criticità maggiore riguarda gli operai forestali: per molti di loro il TFR non risulta essere mai stato accantonato regolarmente negli anni precedenti.

Allo stato attuale, le verifiche sui conti sono indicate come ancora in corso, ma mancano scadenze prefissate per la risoluzione dei contenziosi e per l’erogazione materiale delle somme. Secondo Scutellà, la Regione si sarebbe limitata a riportare le note dei Commissari senza tradurle in una strategia politica attiva, lasciando gli ex dipendenti in una condizione di precarietà finanziaria proprio nei casi in cui tali somme risultano necessarie per far fronte a esigenze sanitarie o familiari.

La proposta del fondo regionale e le critiche alla riforma

La minoranza aveva sollecitato l’istituzione di un fondo di copertura regionale dedicato, uno strumento concepito per anticipare i pagamenti ai lavoratori e permettere all’ente di rivalersi successivamente sulle procedure di liquidazione. Tale proposta, tuttavia, non ha trovato riscontro nelle ultime comunicazioni istituzionali.

Parallelamente, la discussione si sposta sulla riforma che punta ad ampliare l’autonomia del Consorzio Unico. La critica mossa riguarda la scelta di procedere con nuovi assetti legislativi prima di aver sanato le passività pregresse. «Si continua a portare avanti una proposta di legge che amplia l’autonomia del Consorzio Unico, senza prima risolvere i debiti esistenti» ha affermato la Capogruppo del M5S, sottolineando come questa direzione possa paradossalmente aumentare il carico di responsabilità sui lavoratori stessi.

Le audizioni tenutesi in Commissione Agricoltura avevano già fatto emergere i limiti di fondi insufficienti e la complessità dei pignoramenti che gravano sui conti svuotati. La conclusione di Scutellà è un richiamo all’azione immediata: «Non è più il momento delle attese né delle giustificazioni. Servono atti concreti, risorse stanziate e tempi certi. Il diritto al TFR non può essere trattato come una variabile secondaria».