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Il calcio piange Beccalossi, il mancino che fece sognare San Siro

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Evaristo Beccalossi, uno dei fantasisti più iconici e amati della storia dell’Inter. L’ex centrocampista è deceduto nella notte tra martedì e mercoledì presso la clinica Poliambulanza di Brescia, la sua città natale, dove si trovava ricoverato da diverso tempo. Beccalossi avrebbe festeggiato il traguardo dei 70 anni il prossimo 12 maggio, ma il suo fisico non ha retto dopo mesi di estrema fragilità.

Un quadro clinico complesso dopo il malore del 2025

Il declino della salute del campione era iniziato nel gennaio 2025, a seguito di un malore improvviso che aveva reso necessario il ricovero e un lungo periodo di coma. Nonostante le cure e l’assistenza medica, le sue condizioni non avevano più registrato progressi significativi. La notizia della sua morte chiude un capitolo doloroso iniziato oltre un anno fa, lasciando un vuoto profondo tra i sostenitori nerazzurri e gli appassionati di sport.

La carriera tra la militanza bresciana e la gloria nerazzurra

Beccalossi mosse i primi passi nel calcio professionistico con il Brescia, ma fu il passaggio all’Inter a consacrarlo definitivamente nell’Olimpo del calcio italiano. In maglia nerazzurra divenne il simbolo di una squadra capace di grandi imprese, contribuendo in modo determinante alla conquista dello Scudetto nel 1980 e della Coppa Italia nel 1982. La sua carriera proseguì con successo anche alla Sampdoria, con cui sollevò un’altra Coppa Italia nel 1985.

Dotato di un piede sinistro raffinato e di una visione di gioco fuori dal comune, Beccalossi rappresentava l’essenza stessa del numero 10 classico. La sua capacità di inventare giocate imprevedibili lo rese un idolo indiscusso della tifoseria di San Siro, che ne apprezzava non solo il talento tecnico ma anche quella personalità eccentrica che lo distingueva dai colleghi più convenzionali.

Il percorso come dirigente sportivo

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Beccalossi non abbandonò il rettangolo verde. Intraprese una carriera da dirigente sportivo, mettendo la propria esperienza a disposizione di diverse realtà e mantenendo sempre un legame viscerale con Brescia. La sua figura è rimasta nel tempo un punto di riferimento per raccontare un calcio fatto di estro e fantasia, doti che lo hanno reso un personaggio indimenticabile anche nelle vesti di opinionista e osservatore.

L’addio a Evaristo Beccalossi segna la fine di un’epoca per quel calcio che faceva sognare attraverso i colpi di genio dei suoi interpreti più puri.