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Morti sul lavoro, Tridico accusa: “Altro che Europa dei diritti, qui si continua a morire nei cantieri”

La celebrazione della Giornata dell’Europa si trasforma in un momento di riflessione critica per l’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del Movimento 5 Stelle a Bruxelles. In coincidenza con la ricorrenza del 9 maggio, la Calabria si trova a fare i conti con nuove tragedie che riaccendono il dibattito sulla sicurezza occupazionale e sulla tutela dei diritti fondamentali.

La sicurezza come fondamento del progetto europeo

Il richiamo di Tridico parte dalle radici stesse dell’Unione, nata attorno alla condivisione di carbone e acciaio e, dunque, incentrata sul valore del lavoro. Tuttavia, il divario tra gli ideali di solidarietà e la realtà quotidiana appare netto. «Oggi, mentre ricorre questa giornata simbolica, in Calabria si continua a morire sul lavoro. Due lavoratori hanno perso la vita nelle ultime ore. Due tragedie che non possono essere archiviate come sola fatalità» ha dichiarato l’europarlamentare, sottolineando come dietro ogni incidente si nascondano spesso carenze nei controlli e una cultura della prevenzione non ancora sufficientemente radicata.

I dati dell’emergenza in Calabria

Le statistiche evidenziano una situazione di profonda criticità per il territorio regionale. In Italia si contano circa 1.000 decessi l’anno legati all’attività professionale. Nel 2024, la Calabria ha registrato 26 vittime e oltre 8.800 denunce di infortunio, numeri che la Fillea Cgil ha definito inaccettabili. L’andamento non sembra migliorare nel 2026: i dati del primo trimestre indicano un incremento del 30% degli infortuni in itinere rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il settore delle costruzioni risulta essere quello più colpito, complice la proliferazione dei cantieri legati al Pnrr, alle infrastrutture ferroviarie e all’ammodernamento stradale. Secondo Tridico, l’aumento delle attività non è stato accompagnato da un adeguato rafforzamento dei sistemi di vigilanza. Gli organi ispettivi, come l’Ispettorato nazionale del lavoro e le Asp, si trovano a operare con risorse umane e strumenti ritenuti insufficienti a garantire una copertura capillare.

Le richieste alle istituzioni e il nodo legislativo

Nonostante l’Europa disponga di normative avanzate, come la direttiva quadro 89/391/CEE, l’europarlamentare evidenzia come l’effettiva applicazione degli standard dipenda dai singoli Stati. Nelle aree più fragili, dove il lavoro irregolare e la precarietà sono più diffusi, i rischi per i lavoratori aumentano esponenzialmente.

Per arginare questo fenomeno, Tridico ha rivolto un appello al Governo italiano e alla Regione Calabria per l’attuazione di un piano straordinario di rafforzamento degli organi ispettivi. Sul piano legislativo, rimane aperta la richiesta di introdurre il reato di omicidio sul lavoro come fattispecie penale autonoma. «Morire di lavoro nel 2026, in un Paese dell’Unione europea, non può essere considerato destino» ha concluso l’esponente del M5S, sollecitando un monitoraggio più severo da parte di Bruxelles sull’applicazione delle direttive comunitarie.