Un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria scuote i settori sindacale e politico della città. Nelle scorse ore, la Squadra Mobile ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, accusate a vario titolo di tentata estorsione e danneggiamento, reati aggravati dal metodo mafioso.
Tra i destinatari del provvedimento figura Maurizio Chiarolla, 48 anni, esponente della sigla sindacale Confsal-Fismic e recente candidato del centrosinistra alla presidenza della V Circoscrizione Reggio Centro-Sud per la lista “I Democratici”. Insieme al sindacalista, sono stati condotti presso la Casa circondariale “G. Panzera” anche Salvatore Aricò e Roberto Puglia.
Il difensore di Chiarolla, l’avvocato Francesco Gatto, ha invitato alla prudenza in attesa dell’interrogatorio di garanzia, fissato per il 16 giugno 2026 davanti al gip Claudia Colli. Il legale ha confermato la natura delle accuse, dichiarando:
“Per come è formulata oggi la contestazione, l’ufficio di Procura ritiene che i fatti siano stati commessi proprio in funzione del ruolo sindacale. Tuttavia, aspettiamo quelli che saranno i primi passaggi dell’inchiesta per poter valutare compiutamente tutta la vicenda”.
Il controllo della manodopera all’interno di Hitachi Rail
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, guidati dal procuratore Giuseppe Borrelli, gli indagati avrebbero messo in atto un sistema coercitivo volto ad assicurare alla Confsal-Fismic una posizione dominante all’interno dello stabilimento Hitachi Rail Spa e delle aziende dell’indotto logistico operanti in appalto. L’obiettivo ipotizzato dalla Dda era quello di imporre alle imprese la selezione e l’assunzione di lavoratori indicati direttamente da Chiarolla, finalità utile anche ad aumentare il numero di deleghe sindacali a favore della propria sigla.
In base agli elementi raccolti dalla Procura antimafia, le pressioni si sarebbero concentrate in particolare su due rappresentanti sindacali concorrenti, Antonio Hanaman della Cisl e Gabriele Labate della Uil, con l’intento di costringerli a non ostacolare il meccanismo di inserimento del personale sponsorizzato.
Gli attentati incendiari e i precedenti legati all’indotto
La strategia intimidatoria contestata dalla Procura include gravi atti di danneggiamento. Agli atti dell’indagine viene collegato il rogo avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2025, quando vennero distrutte dalle fiamme le autovetture di Hanaman e Labate. L’atto esecutivo sarebbe stato materiale opera di un quarto indagato, per il quale il giudice per le indagini preliminari non ha tuttavia ritenuto di disporre la custodia cautelare.
L’attività investigativa trae origine da un precedente filone d’indagine riguardante un altro episodio di tentata estorsione nell’indotto ferroviario. Secondo l’ipotesi d’accusa, Chiarolla avrebbe tentato di condizionare le scelte occupazionali di Nunzio Blandini, manager della Miri Spa, società attiva in subappalto per Hitachi Rail. Al dirigente sarebbe stato intimato di bloccare il licenziamento di alcuni operai iscritti alla Confsal-Fismic e di effettuarne di nuovi su indicazione del sindacalista. Anche in quella circostanza, il 30 giugno 2024, si era registrato l’incendio dell’auto del manager aziendale.
Le indagini della Direzione distrettuale antimafia rimangono in corso per verificare l’estensione del sistema di controllo ipotizzato e accertare eventuali ulteriori responsabilità nell’area industriale reggina. Nel frattempo, per tutti i soggetti sottoposti a misura cautelare vige il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.



