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Blitz contro l’estrazione illegale di inerti nella Locride: cinque misure cautelari nell’operazione “Golden River”

I Carabinieri della Compagnia di Locri, supportati dai militari della Compagnia di Bianco e dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone nei comuni di Bianco, Bovalino e Benestare.

L’operazione, denominata convenzionalmente “Golden River” e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, ha colpito un sodalizio accusato di gestire un vasto e collaudato sistema di prelievo illecito di materiale inerte e successiva commercializzazione.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura degli arresti domiciliari per due fratelli, A.L.N., di 74 anni, e B.N., di 78 anni, entrambi residenti a Bianco, considerati legati da vincoli di parentela con una nota famiglia di ‘ndrangheta della Locride. Per altri tre indagati, V.L. di 55 anni, S.A. di 65 anni e B.C. di 53 anni, residenti tra Bianco, Benestare e Bovalino, è stato invece ordinato l’obbligo di dimora nel comune di rispettiva residenza.

Il monitoraggio dei cantieri e le indagini sulla fiumara Bonamico

L’attività investigativa, condotta sul campo dalla Stazione Carabinieri di Bovalino, è scaturita dai costanti servizi di monitoraggio dei cantieri edili pubblici e privati della zona, uniti alle attività di contrasto degli illeciti ambientali. Gli accertamenti, concentrati in particolare nel secondo semestre del 2024, hanno permesso di delineare la struttura di una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati contro il patrimonio.

Attraverso l’esame incrociato di documenti amministrativi, dati telematici e riscontri informativi, gli inquirenti hanno ricostruito gli accessi abusivi degli automezzi pesanti all’interno dell’alveo fluviale. L’attività illecita consisteva nel prelievo non autorizzato di circa 900 tonnellate complessive di materiale inerte dalla fiumara Bonamico, precisamente nella località contrada Ricciolio del comune di Benestare. I camion utilizzati per il movimento terra trasportavano poi i materiali direttamente presso la sede di una ditta edile individuata nel corso delle indagini.

La trasformazione del materiale e il reimpiego nel settore edile

Le indagini hanno svelato l’esistenza di un ciclo di lavorazione accuratamente pianificato per occultare la provenienza furtiva degli inerti. Una volta giunto in azienda, il materiale fiumaro veniva sottoposto a diverse fasi di trasformazione, tra cui la frantumazione, il lavaggio e la conversione in sabbia lavata e pietrisco, per poi essere stoccato.

Questo processo modificava radicalmente le caratteristiche fisiche e visive dei sedimenti estratti dal fiume, rendendoli indistinguibili da quelli legalmente acquistati ed eliminando ogni traccia della loro origine illecita per chiunque fosse esterno all’impresa. Il prodotto finito veniva successivamente impiegato per la produzione di calcestruzzo, pronto per essere venduto e inserito nel circuito economico legale attraverso i cantieri della Locride. Il meccanismo garantiva consistenti ricavi finanziari alla ditta edile coinvolta, che poteva così reinvestire i proventi in altre attività imprenditoriali sul territorio.

Nel pieno rispetto dei diritti degli indagati e delle garanzie sancite dall’ordinamento giuridico, si specifica che le persone coinvolte nel procedimento penale sono da considerarsi presunte innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.