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Il “gomito” di Sibari che frena lo Jonio: Mazza denuncia il palliativo che la politica finge di non vedere

Un ritardo infrastrutturale incomprensibile e una visione politica miope continuano a soffocare la mobilità dell’Arco Jonico. A denunciarlo con fermezza è Domenico Mazza, che riporta al centro del dibattito la realizzazione dell’asta di deviazione ferroviaria a sud di Sibari: un bypass indispensabile per immettere i treni direttamente sulla linea Sibari-Paola, evitando l’inutile “cambio banco” (l’inversione di marcia) nella stazione di Sibari.

Nonostante riguardi un bacino di oltre 300mila abitanti, l’opera continua a trovare resistenze ideologiche e guerre tra poveri, alimentate dalla falsa narrazione che il bypass rappresenti la “fine” dello scalo sibarita. In realtà, soluzioni simili sono la norma in tutta Italia: dal bypass di Castiglione e Cosenza (che fa risparmiare 25 minuti al Freccia Sibari-Bolzano) alle aste della TAV a Napoli-Afragola, Firenze-Belfiore e Foggia.

Bretella di Thurio vs Lunetta di Sibari: la trappola del risparmio

Il cuore della denuncia riguarda il confronto tra due progetti dal valore strategico opposto:

  • La Bretella di Thurio (L’opera necessaria): Un’asta ad ampio raggio di circa 4 km in aperta campagna. Non interferisce con i centri abitati e permette ai treni veloci di mantenere un’andatura costante. Ridurrebbe i tempi di percorrenza della tratta Crotone-Paola dagli attuali 180 minuti a poco più di 120. Un investimento leggermente superiore, ma del tutto irrisorio se paragonato ai fondi spesi in altri territori.

  • La Lunetta di Sibari (Il palliativo di RFI): Una curva stretta (“un gomito”) di circa 1 km, vicina al centro abitato e alle zone produttive. Costa meno, ma costringe i treni a rallentare drasticamente. Il risparmio di tempo si riduce a una manciata di minuti, vanificando l’investimento.

La sintesi di Mazza: “La lunetta costa meno, ma la bretella vale di più. Far passare la prima per la seconda è il solito gioco del potere: travestire le briciole da caviale.”

La visione a tre stazioni: un’opportunità mai vista dalla politica

La realizzazione della vera Bretella di Thurio sbloccherebbe un modello d’intermodalità a beneficio di tutta la fascia jonica, creando un “triangolo strategico” di stazioni con funzioni distinte:

  1. Sibari: Preserva il suo ruolo di snodo primario per i flussi di traffico tra la linea Adriatica e la Tirrenica.

  2. Doria: La riattivazione di questo scalo dismesso — vicinissimo all’innesto tra il 3° Megalotto della SS106 e la SS534 — offrirebbe all’Alto Jonio e al Pollino un rapido accesso al ferro.

  3. Insiti (Corigliano-Rossano): Una nuova stazione mediana all’altezza del nuovo ospedale, destinata a diventare la fermata di riferimento per i treni ad Alta Velocità della terza città della Calabria.

Il “Patto per lo Jonio”: dalla lamentela alla pretesa politica

L’atto d’accusa di Mazza si chiude con un appello alle istituzioni locali. Con la nascita del Patto per lo Jonio — il tavolo tra i Sindaci e i Presidenti dei Consigli comunali dell’area jonica avviato a Crotone — esiste finalmente la sede per far valere le ragioni del territorio.

Non serve l’ennesimo appello generico all’unità: serve adottare la Bretella di Thurio come dossier prioritario. Il Patto ha senso solo se saprà trasformare un’esigenza tecnica in una pretesa politica irrinunciabile, superando decenni di subalternità per pretendere finalmente infrastrutture all’altezza.