Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, ha stabilito la mancata convalida del fermo eseguito l’11 agosto nei confronti dei fratelli Domenico e Umberto Orsino. La decisione riguarda i fatti legati alla scomparsa di Antonio Perrotta, deceduto il 10 agosto all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza a seguito della colluttazione avvenuta la notte precedente all’esterno del locale “Il Castello” di Sangineto.
Nonostante la mancata convalida della misura precautelare, il procedimento prosegue con differenti esiti per i due indagati, entrambi assistiti dall’avvocato Alessandro Gaeta. Per Domenico Orsino il giudice ha disposto la permanenza in carcere con l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale, mentre il fratello Umberto è stato scarcerato.
Le motivazioni sull’assenza del pericolo di fuga
L’elemento determinante per la decisione del magistrato risiede nell’assenza dei presupposti legali stabiliti dall’articolo 384 del codice di procedura penale, norma che disciplina il fermo di indiziato di delitto richiedendo elementi concreti e specifici che rendano fondato il rischio di una fuga.
Dagli atti esaminati dal giudice non sono emersi indizi sufficienti a dimostrare l’intenzione di sottrarsi alla giustizia. L’allontanamento dal luogo della lite non è stato ritenuto un elemento determinante, così come la presenza di un biglietto aereo per il Lussemburgo con data di partenza fissata per il 17 agosto. Dagli accertamenti è emerso infatti che la prenotazione del volo era stata effettuata il 1° agosto, antecedente quindi agli eventi verificatisi tra il 9 e il 10 agosto. Tale circostanza ha portato a escludere che il viaggio fosse stato pianificato in conseguenza dei fatti di Sangineto.
L’ipotesi di reato e la prosecuzione delle indagini
La contestazione di omicidio preterintenzionale a carico di Domenico Orsino si riferisce all’articolo 584 del codice penale, fattispecie che si configura quando da atti diretti a commettere percosse o lesioni deriva come conseguenza non voluta la morte di una persona.
L’ordinanza del Gip interviene sugli aspetti relativi alle misure cautelari e alla legittimità del fermo senza entrare nel merito delle responsabilità penali definitive. Le indagini proseguiranno per ricostruire l’esatta dinamica della colluttazione avvenuta all’esterno del locale e per accertare il nesso di causalità tra le condotte tenute dai soggetti coinvolti e il decesso di Antonio Perrotta.



