La grave carenza di cardiologi emodinamisti in Calabria è un dato di fatto incontrovertibile, ma la risposta strategica delle istituzioni regionali sta generando rischi concreti per la salute dei cittadini. A denunciare con fermezza questa situazione è Domenico Mazza, rappresentante del Comitato Magna Graecia, che punta il dito contro la decisione di frammentare le poche risorse disponibili sul territorio anziché concentrarle dove realmente necessarie. La scelta di attivare servizi di emodinamica a fasce orarie ridotte e in presidi differenti viene definita una mera operazione di propaganda politica, incapace di rispondere alle vere emergenze cardiologiche. Un infarto non segue la logica del calendario elettorale e, di fronte a un evento acuto, un laboratorio aperto solo per poche ore e dedicato alla diagnostica programmata equivale a un’illusione di sicurezza che può rivelarsi fatale.
La vera criticità della regione risiede nelle infrastrutture viarie, strutturalmente dissestate e inadeguate a garantire trasferimenti rapidi in ambulanza verso i centri specializzati. Per salvare i pazienti colpita da patologie tempo-dipendenti, l’unica soluzione scientificamente valida è l’implementazione capillare dell’elisoccorso H24, capace di connettere le aree interne e periferiche come la Sila, le Serre e l’Aspromonte agli Hub di riferimento in una manciata di minuti di volo. Il tempo limite per preservare il tessuto cardiaco è di novanta minuti, una soglia che nessun trasporto su gomma dalle zone svantaggiate potrà mai rispettare.
In quest’ottica, la futura assegnazione di eventuali nuovi specialisti non deve seguire logiche di spartizione di consenso, ma criteri rigidi basati su due fattori concomitanti: l’ampiezza della popolazione e il reale isolamento geografico. Applicando questa logica, l’area dell’Arco Jonico e in particolare la Sibaritide emergono come le priorità assolute della regione, attualmente penalizzate da una copertura insufficiente. La frammentazione dei servizi, oltretutto, alimenta il drammatico fenomeno della mobilità sanitaria passiva, che costa alle casse regionali centinaia di milioni di euro all’anno. La soluzione non risiede nel moltiplicare annunci e micro-presidi inefficaci, bensì nel concentrare il personale qualificato negli Hub e strutturare una rete di volo rapida ed efficiente.



