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Talerico contro la decisione dell’AIFA sui farmaci per l’Alzheimer: “Un diritto di cura trasformato in privilegio”

L’esponente politico Antonello Talerico interviene con toni estremamente critici all’indomani delle decisioni prese dall’Agenzia Italiana del Farmaco riguardo ai nuovi trattamenti biologici per l’Alzheimer. Al centro della contestazione emerge la forte palese contraddizione tra l’eccellenza clinica raggiunta a livello locale e i vincoli imposti dagli organi regolatori nazionali.

L’eccellenza della struttura calabrese

Nel suo discorso, Talerico esalta il modello organizzativo messo in piedi presso il Campus di Germaneto, sottolineando il valore del lavoro d’équipe eseguito nella struttura calabrese: “La Dulbecco è tra i pochissimi ospedali italiani ad aver costruito per intero il percorso che queste terapie esigono: valutazioni cliniche, test cognitivi e genetici, biomarcatori sul liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e PET cerebrale, con un’équipe che tiene insieme neurologi, neuroradiologi, specialisti di medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri […] Per una volta la Calabria non insegue: precede. E questo va detto con orgoglio.”

L’entusiasmo per questo primato clinico si scontra tuttavia con il verdetto della Commissione Scientifica ed Economica dell’AIFA, che ha negato la rimborsabilità delle cure a carico del Servizio Sanitario Nazionale: “Il problema è che quella porta, a Roma, era gia stata chiusa prima ancora dell’annuncio […] I farmaci autorizzati in Europa, gia somministrati a Catanzaro, resteranno fuori dalla portata di chi non può pagarseli”.

Le denunce sulle scelte sanitarie nazionali

Nel suo intervento, Talerico contesta duramente le risposte alternative prospettate dalle linee guida e denuncia il rischio di trasformare l’assistenza sanitaria in un privilegio economico: “Poi però, in coda al documento, la CSE informa i pazienti che la linea guida italiana raccomanda con forza la stimolazione cognitiva e il training cognitivo. Ecco il punto che brucia: a chi aspettava il primo farmaco capace di incidere sulla biologia della malattia? Per le famiglie che assistono un malato di Alzheimer suonano come una resa“.

L’esponente politico conclude chiedendo un cambio di rotta nelle trattative e nelle politiche sanitarie nazionali: “L’Italia ha scelto, per ora, la più comoda: non pagare. È una scelta discutibilissima sul piano umano, perché scarica sulle famiglie il costo dell’attesa e trasforma un diritto di cura in un privilegio di censo. Ai malati di Alzheimer, e a chi li assiste giorno per giorno, non si può dire che una nuova era è cominciata e poi lasciarli sulla soglia.”