HomeCronacaPorto di Gioia Tauro, «un container...

Porto di Gioia Tauro, «un container ogni 9 secondi»: poi il mezzo si ribalta e l’operaio viene licenziato

Un grave incidente accaduto sulla banchina del porto di Gioia Tauro riporta l’attenzione sulle condizioni operative e sulle tutele dei lavoratori nel settore dei trasporti containerizzati. Il 27 maggio uno straddle carrier si è ribaltato, provocando tredici fratture vertebrali all’operatore Alessandro Cortese. Dopo un ricovero in terapia intensiva e sette giorni nel reparto di neurochirurgia, l’operaio ha ricevuto la notifica di licenziamento per giusta causa inviata da Medcenter Container Terminal.

I sindacati USB Calabria e Or.S.A. Mari e Porti evidenziano come il provvedimento non rappresenti un evento isolato, segnalando diverse procedure di licenziamento e contenziosi legali pendenti tra l’azienda e i dipendenti. La contestazione addebitata al lavoratore fa riferimento a una condotta giudicata impropria per la velocità sostenuta al momento dell’impatto, aprendo un dibattito sui ritmi prestazionali all’interno dello scalo.

Produzione e sicurezza nei ritmi di banchina

La questione dei tempi di lavoro si intreccia con i risultati operativi registrati dallo scalo calabrese. Nel maggio dello scorso anno la società ha rendicontato un picco prestazionale di 9.200 movimenti nelle 24 ore, pari a un’operazione ogni nove secondi, mentre il bilancio del 2025 si è chiuso con un volume complessivo di 4.490.566 TEU, in aumento del 14% su base annua.

Le organizzazioni di rappresentanza sottolineano che la cadenza operativa viene determinata dai piani di lavoro, dalle finestre di ormeggio e dagli accordi commerciali con i vettori marittimi. L’esistenza di procedimenti disciplinari nei confronti del personale che registra prestazioni inferiori alla media media oraria stabilita riflette la centralità dei parametri aziendali nella gestione dei flussi di movimentazione.

Formazione, contratti e richieste di verifica

L’episodio pone in luce anche il profilo della preparazione tecnica e della tipologia contrattuale. Il lavoratore, assunto a febbraio con contratto a termine in scadenza nel 2027 e privo di esperienza pregressa nella mansione, aveva svolto quattordici ore di formazione teorica con relativo attestato di frequenza, senza tuttavia completare l’addestramento pratico sul campo.

Le sigle sindacali chiedono il reintegro del dipendente, l’apertura di un confronto con l’Autorità Portuale e la convocazione del comitato di igiene e sicurezza. Sollecitano inoltre accertamenti da parte dell’Ispettorato del Lavoro e dell’ASP su turni, registri formativi e tempi di ciclo, unitamente alla pubblicazione dei dati aziendali relativi a infortuni e provvedimenti disciplinari degli ultimi cinque anni. Contestualmente viene richiesto l’avvio del tavolo tecnico ministeriale per il riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante, concordato lo scorso 7 maggio durante la mobilitazione a Roma.