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Polo oncologico d’eccellenza in Calabria, la proposta di Massimo Misiti alla politica regionale

Creare un polo oncologico di eccellenza in Calabria, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e di diventare un punto di riferimento anche al di fuori dei confini regionali. È la proposta avanzata da Massimo Misiti, chirurgo ortopedico, già parlamentare e coordinatore regionale del movimento civico e politico “Più UNO”, fondato da Ernesto Maria Ruffini. In una lettera aperta indirizzata ai rappresentanti politici calabresi, dai parlamentari ai consiglieri regionali, Misiti invita a cogliere l’opportunità della prossima Legge di Bilancio per presentare al Governo un progetto straordinario per la sanità del territorio.

«Perché non chiedere al Governo un investimento straordinario per realizzare nella nostra regione un polo altamente specializzato nel quale concentrare competenze, tecnologie, ricerca e assistenza?», chiede il coordinatore regionale di “Più UNO”.

Diagnostica, chirurgia e ricerca per un’assistenza integrata

L’iniziativa delinea una struttura in grado di concentrare le migliori risorse nella lotta contro i tumori, unendo diagnostica avanzata, chirurgia oncologica, radioterapia, terapie innovative e ricerca clinica. L’obiettivo è quello di costituire un ambiente ad elevate prestazioni integrato con università, istituti di ricerca e grandi centri oncologici nazionali e internazionali.

«Un centro nel quale possano trovare spazio le migliori professionalità, calabresi e non, la diagnostica più avanzata, la chirurgia oncologica, la radioterapia, le terapie innovative e la ricerca clinica», evidenzia Misiti nella sua lettera aperta.

Il contrasto alla fuga dei professionisti e la risposta ai pazienti

Tra i punti centrali dell’intervento figura la necessità di frenare l’emigrazione del personale sanitario, offrendo reali prospettive di crescita a medici, ricercatori e giovani specialisti. La presenza di una struttura di alto livello consentirebbe di trattenere sul territorio le risorse umane qualificate, offrendo al contempo ai malati la possibilità di curarsi senza dover intraprendere spostamenti.

«Un luogo capace di attrarre professionisti, anziché perderli», sottolinea Misiti, aggiungendo: «E soprattutto, un luogo nel quale un calabrese, e non solo, possa trovare, quando clinicamente possibile, cure di altissimo livello senza essere costretto a lasciare la propria regione».

L’impatto della mobilità sanitaria e la sostenibilità economica

L’analisi si sposta poi sulla mobilità sanitaria passiva, un fenomeno che impone pesanti rinunce ai pazienti e alle loro famiglie, sia sotto il profilo umano sia sotto quello economico. I trasferimenti fuori regione comportano spese rilevanti per viaggi, soggiorni e assistenza, con ripercussioni sul tessuto sociale ed economico locale.

«Migliaia di cittadini sono costretti ogni anno a rivolgersi a strutture fuori regione per ricevere cure oncologiche», afferma Misiti. «Ci sono malati che, oltre a combattere contro la propria malattia, devono affrontare anche la distanza. E ci sono famiglie che, nel momento più drammatico della loro vita, devono sostenere spese che spesso mettono a dura prova il bilancio familiare. Questo non è soltanto un problema sanitario. È un problema sociale, economico e umano».

La riflessione si conclude con una valutazione sull’opportunità dell’investimento, ponendo l’accento sui costi indiretti che la regione continua a sostenere in assenza di un presidio specializzato.

«Quando un territorio non riesce a offrire opportunità di alta specializzazione, rischia di perdere medici, ricercatori e giovani professionisti. La vera domanda, dunque, non dovrebbe essere soltanto quanto costa costruire un centro oncologico di eccellenza. Dovremmo chiederci quanto ci costi continuare a non averlo», conclude il coordinatore regionale di “Più UNO”.