La difficoltà nel reperire un medicinale in un piccolo comune dell’entroterra calabrese rappresenta una criticità quotidiana che va oltre la semplice indisponibilità del prodotto. Quando al banco della farmacia la risposta è “il farmaco non si trova”, la ricerca di un’alternativa terapeutica rischia di trasformarsi in un iter lungo e complesso. Per i residenti nei territori più isolati, dove la rete dei servizi sanitari di prossimità risulta spesso rarefatta, le tempistiche per ottenere la terapia necessaria si allungano notevolmente, trasformando una garanzia teorica in una vera e propria corsa a ostacoli.
L’analisi dell’avvocato Antonello Talerico pone l’accento sulle disparità nell’accesso alle cure e sulle debolezze della filiera distributiva. Prendendo le mosse dai dati pubblicati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) a fine settembre, l’intervento mette in luce come la gestione dei tempi sia il fattore determinante. “In un paese dell’entroterra calabrese, dove la farmacia più vicina può distare parecchi chilometri e il medico magari riceve due mattine a settimana, quel percorso non dura ore. Dura giorni. La soluzione c’è sempre, il tempo per trovarla non è uguale per tutti”, osserva Talerico. In questo contesto, l’interruzione della continuità terapeutica diventa un elemento di fragilità per i pazienti, specialmente per chi è affetto da patologie croniche.
Le cause della scarsità: carenza all’origine e indisponibilità lungo la distribuzione
Per comprendere le ragioni alla base dell’assenza di un medicinale, occorre distinguere tra carenza effettiva e indisponibilità nella rete di distribuzione. La carenza si verifica a monte della filiera, quando il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio non è in grado di produrre o distribuire volumi sufficienti. L’indisponibilità si manifesta invece lungo il tragitto logistico, quando il farmaco, pur presente sul mercato, non viene consegnato capillarmente a causa di intoppi tra depositi regionali, grossisti e dinamiche legate alle esportazioni.
Il report dell’Aifa evidenzia la presenza di circa 2.500 medicinali temporaneamente carenti su un totale di oltre 20.000 prodotti autorizzati in Italia. Pur rilevando che per la maggior parte di essi esistono prodotti equivalenti o alternative terapeutiche idonee, il quadro richiede comunque risposte tempestive al cittadino. “Il quadro non giustifica allarmismi. Ma il documento dell’Aifa, letto riga per riga, dice cose ben più serie”, sostiene Talerico, richiamando l’attenzione sulla necessità di offrire al paziente chiarezza immediata in merito alla disponibilità reale e ai passaggi necessari per accedere all’alternativa.
Il ruolo del Decreto Calabria e le criticità del commercio parallelo
Il tema della disponibilità dei farmaci incrocia anche gli strumenti normativi introdotti negli anni per tutelare l’approvvigionamento interno. Tra questi figura il cosiddetto Decreto Calabria del 2019, che ha rafforzato i poteri dell’Aifa permettendo di disporre il blocco temporaneo delle esportazioni per i medicinali a concreto rischio di carenza. “La risposta normativa porta un nome che a noi calabresi dice qualcosa: è il cosiddetto Decreto Calabria del 2019 ad avere attribuito all’Aifa il potere di bloccare temporaneamente le esportazioni dei medicinali a rischio, dopo il primo intervento sul Codice del farmaco del 2014”, scrive Talerico.
L’applicazione tempestiva di tali misure mira a contrastare il fenomeno del commercio parallelo, nel quale determinati lotti di medicinali vengono acquistati sul mercato italiano a prezzi regolamentati per essere successivamente rivenduti in Paesi con margini economici superiori. “Il farmaco esiste, ma prende la strada dell’estero prima di arrivare sugli scaffali. Il nostro Paese rischia così di trasformarsi in un serbatoio farmaceutico per gli altri mercati”, chiarisce l’avvocato, sottolineando l’importanza di un utilizzo preventivo di questi blocchi prima che l’assenza del medicinale si traduca in un disservizio per il cittadino.
Politiche di prezzo e vulnerabilità della filiera globale
Un altro aspetto analizzato riguarda le politiche di contenimento dei prezzi dei farmaci fuori brevetto. Se l’ottenimento di costi contenuti garantisce un risparmio immediato per le casse pubbliche, nel lungo periodo la riduzione dei margini d’impresa può spingere diversi produttori ad abbandonare il mercato. La presenza di un numero ridotto di fornitore rende il sistema particolarmente vulnerabile: l’uscita di scena di una singola azienda rischia di provocare la carenza di farmaci ampiamente utilizzati, come antibiotici o terapie ospedaliere. “Un farmaco che costa pochissimo e non c’è quando serve non è un risparmio. È un costo scaricato sul malato”, evidenzia Talerico.
A questo quadro si sommano le criticità connesse alla globalizzazione della produzione farmaceutica. La realizzazione di una singola terapia coinvolge spesso differenti nazioni per la sintesi dei principi attivi, la lavorazione degli intermedi e il confezionamento finale. Eventi imprevisti o intoppi produttivi presso impianti situati all’estero si ripercuotono direttamente sulle farmacie locali, evidenziando la necessità di diversificare le fonti e rafforzare la capacità produttiva su scala nazionale ed europea.
Le proposte di intervento per la sanità regionale
Per rispondere alle problematiche del territorio, l’analisi si conclude con una serie di indicazioni operative rivolte alle istituzioni sanitarie della Regione. Si richiede una maggiore presenza di referenti dedicati e l’adozione di procedure in grado di intervenire rapidamente quando la normale catena distributiva incontra delle interruzioni, assicurando un punto di contatto certo per i cittadini dei comuni più isolati.
Sul piano amministrativo e professionale, vengono individuate alcune misure immediate:
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Promozione di gare pubbliche che premino la continuità delle forniture e la presenza di più produttori, anziché fare affidamento esclusivo sul massimo ribasso.
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Applicazione tempestiva e preventiva dei blocchi alle esportazioni da parte degli organi preposti.
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Svolgimento di controlli rigorosi sul rispetto dei tempi di consegna stabiliti per i distributori.
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Valorizzazione e rilancio delle preparazioni galeniche all’interno delle farmacie per sopperire alle carenze temporanee dei prodotti industriali.
“Chi si sente rispondere ‘non si trova’ non ha bisogno di sapere che il suo caso è statisticamente marginale. Ha bisogno di uscire dalla farmacia con la sua cura. È su questo e non sulle percentuali che si misura la tenuta di un sistema sanitario”, conclude Talerico.



