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Impianto eolico a San Vito sullo Ionio: la Regione Calabria propone ricorso al Consiglio di Stato

La mobilitazione del 9 ottobre sotto la Cittadella regionale, indetta dalle associazioni che da anni si battono contro la speculazione energetica e alla quale ha partecipato Potere al Popolo, ha ottenuto un primo importante risultato. La Regione Calabria ha deciso di proporre ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR di Catanzaro che aveva dato il via libera all’impianto eolico di San Vito sullo Ionio. Il ricorso, tuttavia, non rappresenta un no definitivo e la partita resta aperta fino alla pronuncia dei giudici amministrativi.

La conquista coloniale e il ruolo delle multinazionali

La battaglia deve proseguire per contrastare quella che viene definita una conquista coloniale del Sud e della Calabria. Protagonisti di questa dinamica sono le multinazionali delle rinnovabili, spesso rappresentate localmente da società con capitale sociale minimo per eludere responsabilità patrimoniali e penali. Tra i soggetti coinvolti figurano JP Morgan, fondi di investimento francesi e grandi gruppi bancari internazionali, sostenuti da interlocutori locali. L’opposizione a questa invasione sregolata non nasce da una chiusura preconcetta verso l’innovazione, ma dalla difesa di un patrimonio culturale e identitario in cui la natura si fa storia.

Consumo di suolo e il piano energetico regionale

La tutela dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico non possono giustificare la distruzione del territorio attraverso il taglio di boschi, la realizzazione di piste e l’uso massiccio di cemento e ferro. I dati dell’ISPRA confermano che gli obiettivi energetici al 2030 sono raggiungibili sfruttando unicamente superfici già compromesse. Nel mirino delle critiche c’è anche il Piano Regionale Integrato Energia e Clima (PRIEC) della Regione Calabria, ritenuto responsabile di pianificare una pesante aggressione ambientale, in un contesto in cui la produzione energetica netta regionale supera ampiamente i consumi interni, attestandosi oltre i 13.033 GWh a fronte di un consumo di 5.050,4 GWh.

La proposta della nazionalizzazione del settore

La richiesta centrale avanzata dai movimenti riguarda il ritorno del settore energetico interamente nelle mani del pubblico attraverso la nazionalizzazione. Questa misura viene indicata come l’unica strada per fermare il profitto delle multinazionali e restituire l’energia alla gestione sociale, ponendo fine al flusso di risorse pubbliche destinate agli oneri di sistema che in venti anni hanno trasferito ingenti somme ai grandi operatori privati.