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Sono meglio le pipette elettroniche o quelle tradizionali?

Lo sviluppo tecnico e il progresso tecnologico degli ultimi decenni hanno cambiato radicalmente l’aspetto dei laboratori di tutto il mondo: le lenti di ingrandimento hanno lasciato spazio a microscopi super sofisticati e le scale graduate sono state sostituite da display e schermi digitali.

Questa evoluzione ha interessato anche le pipette da laboratorio che da sottili tubi di vetro graduati si sono trasformate in strumenti automatici muniti di display e illuminazione. Ciò nonostante, nei laboratori continuano a essere usati entrambi i modelli.

Nell’articolo di oggi cercheremo di capire perché le pipette tradizionali coesistono con quelle elettroniche e per quali compiti vengono usate rispettivamente.

Le pipette tradizionali

Prima di tutto, è giusto notare che esistono tantissimi modelli di pipette tradizionali che vengono usare per svolgere compiti differenti a secondo della loro conformazione e delle loro caratteristiche. Però, tutti questi strumenti hanno delle caratteristiche in comune e sono proprio quelle che analizzeremo qui di seguito.

In generale, le pipette sono dei tubicini di vetro molto resistente e, spesso, presentano una scala graduata che viene incisa o stampata sulla parete esterna. Alcuni di questi strumenti di laboratorio hanno anche un’etichetta colorata nella parte superiore che serve per indicare il volume di liquido che sono in grado di prelevare o misurare.

Un’estremità delle pipette è allungata e più sottile del tubicino: viene chiamata “beccuccio” e viene immersa nella sostanza liquida per prelevarla. L’estremità opposta, invece, è dotata di un inserto di gomma o silicone (chiamato “bulbo”), oppure di uno stantuffo di plastica che, quando premuti e rilasciati, permettono di prelevare il liquido.

Le pipette elettroniche

Le pipette elettroniche sono sempre più presenti sia nei laboratori di chimica e medicina, sia di biologia, ad esempio quelli in cui viene studiato l’inquinamento delle acque.

Questi strumenti funzionano con lo stesso principio che abbiamo appena visto, ma le azioni necessarie per il prelievo della sostanza liquida e la lettura del suo volume vengono eseguite in maniera automatica dai componenti interni. All’operatore non rimane che attivare il dispositivo, immergerlo nel liquido e azionarlo.

In questi strumenti è presente un piccolo motore elettrico che muove il pistone incaricato di recuperare la sostanza all’interno del tubo. Inoltre, su molti modelli, è presente un display digitale che consente di leggere la quantità di liquido prelevato espressa in ml o cm³.

Quale scegliere

Ma allora, è meglio scegliere le pipette tradizionali, oppure quelle elettroniche? 

In realtà, non esiste una risposta univoca a questo dilemma, molto dipende dalle preferenze dell’operatore di laboratorio, oppure dalle operazioni che devono essere svolte.

Prima di tutto, parliamo del prezzo. Per ovvie ragioni, le pipette in vetro sono molto più economiche dei modelli con componenti automatici e digitali.

Esistono moltissimi modelli diversi di pipetta tradizionale che sono stati creati decenni fa per svolgere compiti molto specifici, ad esempio quelli usati per prelevare, trasportare e successivamente esaminare i campioni di sangue. In questi casi, è meglio usare la pipetta manuale che è più adatta alla mansione che si deve portare a termine.

Le pipette elettroniche, invece, sono indicate per quando ci si trova a dover eseguire molte azioni ripetitive, prelevare un grande numero di campioni di sostanze liquide, oppure lavorare con grandi volumi. In questi casi, i meccanismi presenti nello strumento permettono di svolgere il proprio lavoro in maniera decisamente più rapida e senza sforzare le dita e i polsi.

Allo stesso modo, le pipette elettroniche permettono una lettura semplificata dei volumi di liquido prelevati. Non solo il display è molto più semplice da leggere rispetto alla scala graduata sul tubicino, ma i sensori della pipetta stessa sono molto più precisi ed escludono la possibilità di errori umani.