Non è più un’ipotesi. Il Comune di Badolato è stato ufficialmente sciolto per mafia, con decreto firmato dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell’Interno.
Una decisione che mette il sigillo su una realtà inquietante: la ‘ndrangheta non si limitava a osservare. Agiva. Condizionava. Decideva.
Istituzioni sotto scacco: un sistema deviato
L’inchiesta della commissione d’accesso ha evidenziato una penetrazione capillare della criminalità organizzata. Non più episodi isolati o sospetti: si tratta di una gestione alterata e funzionale a interessi mafiosi. Appalti truccati, assunzioni pilotate, scelte politiche eterodirette. La macchina pubblica era al servizio della ‘ndrangheta.
Cosa dice la Procura: “C’era un sistema”
I dettagli della relazione rimangono riservati, ma le parole del Procuratore Curcio (o Capomolla) non lasciano spazio a dubbi: “C’erano legami, c’erano condizionamenti, c’era un sistema.” Che pochi o molti amministratori fossero consapevoli, l’intero ente era compromesso.
Adesso tocca ai commissari (e ai cittadini)
Il Comune è ora affidato a commissari prefettizi, incaricati di ripristinare legalità e trasparenza. Ma la sfida più dura è quella dei cittadini di Badolato, che devono affrontare una verità amara: “Non erano solo voci. Era la mafia dentro casa.”
Un altro Comune cade. Come sempre. Come troppo spesso
L’infiltrazione mafiosa continua a corrodere la democrazia dal basso. Badolato non è un caso isolato, ma un nuovo tassello di un sistema marcio che richiede vigilanza, coraggio e una risposta dello Stato più forte e presente.



