Il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha scelto palcoscenici nazionali come Rete quattro, Quarta Repubblica e il salotto di Nicola Porro per la sua veemente difesa. Al centro della discussione, l’inchiesta della Procura di Catanzaro che lo vede indagato per corruzione insieme ai manager regionali Paolo Posteraro ed Ernesto Ferraro, un’accusa che il governatore intende ricentrare sulla propria versione dei fatti.
Il paradosso delle “Carte invisibili” e le accuse ironizzate
Il punto centrale sollevato da Occhiuto è l’inquietante asimmetria informativa. “Il 12 giugno chiedo di avere accesso al fascicolo, mi viene detto no. Il 14 giugno i contenuti escono su Domani. Sembra che Domani sia la cancelleria del tribunale”, afferma con sarcasmo. Una ricostruzione che, se confermata, evidenzia un problema sistemico: l’indagato rimane all’oscuro delle accuse, mentre l’opinione pubblica è già immersa nei dettagli dell’inchiesta attraverso i media.
Occhiuto non esita a ironizzare sulle ipotesi emerse: uso di auto aziendali, bonifici tra soci, rapporti economici in società private. “Mi contestano una Smart e qualche multa… Parlano di corruzione per una Smart, di arte e buon vino”, dichiara, spiegando: “Io avevo quelle società per non essere dipendente dalla politica. Ho ceduto le quote quando ho deciso di ricandidarmi. Una normale trattativa tra soci: 120 mila euro e una Smart. Tutto tracciabile”.
Il presidente rivendica con forza di non aver mai conferito incarichi pubblici al suo ex socio: “Il mio ex socio non l’ho mai nominato. Avevo tutti i titoli per farlo, ma non l’ho fatto. L’ha fatto la mia compagna, Matilde Siracusano, sottosegretaria, e io ne sono stato felice: parliamo di una persona che era già stato capo segreteria di due ministri, giornalista, con un curriculum di tutto rispetto. Ma dov’è la corruzione?”.
“Voglio meno garanzie. Chiamatemi!” Un appello inconsueto per Porro
La sua reazione va oltre la classica dichiarazione di fiducia nella magistratura. Occhiuto rompe gli schemi chiedendo un confronto immediato: “Indagate su di me, a 360 gradi, come ho sempre chiesto per tutti. Ma non processatemi sui giornali. Io voglio essere interrogato anche al buio, anche senza sapere le accuse, perché non ho nulla da temere. E lo chiedo contro il parere di tutti gli avvocati”. Una rivendicazione di trasparenza che suona quasi come una sfida: “Voglio chiarire ogni cosa. Non ho bisogno di garanzie”.
Poi, lo sfogo liberatorio: “Lavoro 16-17 ore al giorno per governare una regione complicatissima. E oggi una parte del mio cervello e del mio tempo la devo dedicare a queste stronzate. È inaccettabile. È un danno non solo alla mia persona, ma all’immagine della Calabria che sto cercando di cambiare”. C’è rabbia e fermezza nelle sue parole: “A tutti i presidenti della Regione prima di me è toccato il tritacarne mediatico. Io non lo permetterò. Non mi farò distruggere da questo fango. Voglio verità e giustizia, e voglio tornare a lavorare”.
Chiarezza sui rapporti e la lotta contro la “Macchina del Fango”
Occhiuto ricostruisce la vicenda dei rapporti con il suo ex socio, al centro delle ipotesi della procura: “Il mio socio non è uno scappato di casa, aveva già incarichi nelle istituzioni. La nomina di cui parlano? Non l’ho fatta io, ma mia moglie. E comunque si tratta di un ruolo che quella persona aveva già ricoperto in passato”.
Il presidente ha chiesto di essere ascoltato, pur non avendo avuto accesso formale agli atti dell’indagine, un gesto che rivendica come segno di trasparenza e fiducia nella giustizia: “Mi voglio difendere a viso aperto. Ho chiesto di essere sentito anche senza sapere cosa mi si contesta, perché ho la coscienza pulita. Ho sempre collaborato con i magistrati, non ho mai ostacolato alcuna indagine. Ma non si può infangare una persona senza basi solo per alimentare una narrazione mediatica tossica”.
Il presidente non nasconde la frustrazione per il modo in cui l’inchiesta è stata raccontata dai media: “Una parte del mio tempo sono costretto a spenderla in queste stronzate”, dice senza mezzi termini. “Io in questi anni ho cercato di costruire un’immagine diversa della Calabria. Altri vogliono distruggere tutto con la macchina del fango”. Occhiuto conclude con parole che sanno di sfida: una sfida politica, mediatica e personale, determinato a non permettere che la sua persona venga “distrutta” come, a suo dire, accaduto ad altri predecessori. “Voglio che tutto venga chiarito. Voglio giustizia e verità. E non lo permetterò con la mia persona, non permetterò che mi distruggano”.



