C’è un dato che inquieta e che, se confermato, rischia di minare la fiducia nell’intero sistema di mobilità scolastica.
Nell’anno scolastico 2025/2026, in alcune regioni del Sud – Calabria in testa – i trasferimenti interprovinciali dei docenti con precedenza ai sensi della Legge 104 hanno raggiunto percentuali fuori scala, in alcuni casi superiori al 70%. In una scuola primaria calabrese su cinque, quattro trasferimenti su cinque sono avvenuti proprio grazie alla 104.
I numeri che non tornano
A lanciare l’allarme è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che in una nota ufficiale denuncia: «Anomalie nei trasferimenti, specialmente al Centro-Sud, che sollevano interrogativi legittimi circa l’effettiva regolarità e trasparenza delle dichiarazioni presentate». I numeri parlano da soli: nella scuola primaria, su 2.902 trasferimenti interprovinciali in Italia, ben 624 (21,5%) sono stati effettuati grazie alla precedenza della Legge 104.
Ma è la disomogeneità geografica a far scattare il sospetto. In alcune regioni meridionali, la 104 sembra aver fatto da lasciapassare molto più che altrove. In Sicilia i trasferimenti agevolati rappresentano il 72,9%, in Campania il 66,6%, e in Calabria addirittura il 79,5%. Al Nord, le percentuali oscillano tra l’1,1% e il 7,8%.
Un diritto, ma per chi?
La Legge 104 del 1992 è nata per tutelare le persone con disabilità o i loro familiari, garantendo, tra le altre cose, anche facilitazioni nei trasferimenti lavorativi. Ma l’impennata di richieste e l’estrema concentrazione regionale stanno alimentando il sospetto di abusi sistematici.
«Nel settore scolastico – si legge ancora nella nota – i beneficiari della 104 sono passati dal 9-10% a oltre il 13%, con picchi del 26% tra gli Ata in Umbria. Dal 2019 al 2023, i permessi per assistenza familiare sono aumentati del +14%, quelli personali del +18% (fonte: Inps)».
Il rischio dell’ingiustizia silenziosa
Il problema, secondo il Coordinamento, è duplice: da un lato l’eventuale utilizzo improprio del diritto, dall’altro il danno concreto per docenti più meritevoli, con punteggio e anzianità superiori, che vengono scavalcati da colleghi con precedenza “sospetta”. Il risultato? Cattedre assegnate con criteri distorti, classi lasciate senza continuità didattica e una crescente percezione d’ingiustizia.
Le richieste: controlli incrociati e sanzioni
Per questo il Coordinamento chiede al Miur, alle Asl, all’Inps, agli Usr e alla Guardia di Finanza di avviare una verifica su scala nazionale: controllo della veridicità delle dichiarazioni; pubblicazione trasparente dei dati, disaggregati per provincia e per tipo di precedenza; creazione di sistemi automatizzati e incrociati tra dati scolastici, sanitari e previdenziali; applicazione di sanzioni rigorose in caso di falsi, tra cui revoca del trasferimento, decadenza dei benefici e denuncia penale.
Un meccanismo da riformare
Il rischio, se non si interviene, è quello di legittimare un sistema opaco, dove il merito viene messo da parte e il diritto si trasforma in privilegio. A farne le spese è l’intera comunità scolastica, soprattutto nelle regioni dove le emergenze educative sono già pesanti.
Dietro i numeri si nasconde un dramma doppio: quello dei disabili reali che rischiano di essere messi in discussione a causa di chi ne abusa, e quello dei docenti che restano bloccati a centinaia di chilometri da casa, pur avendo tutti i titoli per rientrare.



