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Cerisano, l’attimo musicale eterno di Fresu e Caine 

Di Pierfrancesco Greco

Una tromba, un filicorno e un pianoforte hanno, poco fa, “trasformato in poesia” l’alito di una serata estiva, che fresco ha sospirato tra le mura e il Pozzo del Palazzo Sersale, un tempo ben conosciuti dai Signori di Cerisano. Si dice che gli “spiriti ducali” siano ancora là, nella loro antica dimora, a vagare … Di certo, se la leggenda corrispondesse a verità, anche loro, poco fa avranno trovato pace e beatitudine nell’ascoltare la performance eccelsa con cui Paolo Fresu e Uri Caine hanno fatto entrare nel vivo l’anteprima della trentunesima edizione del Festival delle Serre. Virtuosismi, numeri, effetti hanno accompagnato un’esibizione che ha spaziato tra i generi, gli stili, i tempi, dal contemporaneo al barocco, riarrangiati, reinterpretati, ricreati, in un certo senso, secondo un registro espressivo che costituisce il marchio di fabbrica tanto di Fresu quanto di Caine. Essi non si risparmiamo: le note e gli accordi, la melodia, l’armonia e i fraseggi, combinandosi, incantano la platea che abbraccia il Pozzo del Palazzo; Caine accarezza i tasti, gli ottoni di Fresu a volte sembrano dialogare col selciato, poi interloquiscono con le rade nuvole che spiccano nel cielo di Cerisano … C’è l’essenza del tutto, dell’universale: non è “solo” jazz … “È la musica che riempie la vita”, sussurra Fresu, in uno dei suoi brevi e per nulla banali intermezzi verbali: riempie la vita e anche questa sera … Il tempo passa velocemente, le quasi due ore del concerto di più: esse volano sopra i sentimenti, oltre che sopra i sensi … Come tutto ciò che l’esistente offre di bello, esse appaiono fugaci, sfuggenti come le luci che danzano sulla ribalta pietrosa, destinate a perdersi. Queste quasi due ore appaiono una finestra aperta su una dimensione sublime, che sta per chiudersi, inesorabilmente … Ma non è così: viene in mente Proust e la sua ricerca del tempo perduto, con l’arte chiamata a preservare il vissuto dalla forza dissolutrice prodotta dall’incedere del tempo … Ecco, l’arte, donata poco fa al pubblico di Cerisano da due musicisti di levatura mondiale, ha fissato, tra il pubblico, i momenti vissuti nella penombra del Palazzo; lì ha fissati nel cuore e nella mente, tiene insieme sentire interiore e razionalità in un attimo eterno, a cui si saranno aggrappati anche gli spiriti dei duchi di Cerisano, ancora dimoranti, pare, nel Palazzo … Spiriti rasserenati, come noi tutti, del resto, in una fresca notte d’estate, dalla poesia di un pianoforte, di un filicorno e di una tromba.