Il 2 agosto 1980, alle 10:25, un’esplosione devastò la sala d’aspetto della stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone oltre 200.
Una strage di matrice neofascista, come stabilito dalle sentenze definitive, che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più bui della storia repubblicana.
Durante la commemorazione ufficiale del 2025, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di un crimine segnato da una “indelebile disumanità”, ribadendo l’impegno della Repubblica nel custodire la memoria collettiva.
Chi era Francesco Antonio Lascala, il reggino vittima della strage
Tra le vittime innocenti di quella mattina, c’era anche Francesco Antonio Lascala, ex centralinista delle Ferrovie dello Stato in pensione. Originario di Reggio Calabria, Lascala si trovava sul primo binario in attesa del treno delle 11:05 per raggiungere Fidenza e poi Cremona, dove viveva la figlia Enza.
Un viaggio che non avrebbe mai completato, interrotto dalla violenza cieca e assurda dell’ordigno esplosivo.
Il silenzio assordante della sua città
A Reggio Calabria, la memoria di Francesco Antonio Lascala resta purtroppo dimenticata dalle istituzioni locali. Nessun gonfalone ufficiale è mai stato presente alle commemorazioni a Bologna, e nessun segno tangibile di solidarietà o riconoscimento è stato mostrato, nemmeno nel 2025, a 45 anni dalla tragedia.
Una ferita nella ferita: la mancanza di memoria istituzionale, che lascia soli i familiari e chi, come il Circolo Culturale “L’Agorà”, continua a battersi per non lasciare che l’oblio cancelli la dignità dei caduti.
Una richiesta ignorata da sette anni
Nel 2018, il Circolo Culturale “L’Agorà” inoltrò al Comune di Reggio Calabria una richiesta ufficiale per intitolare un luogo pubblico a Francesco Antonio Lascala. La proposta, protocollata con il numero 125802, non ha mai ricevuto alcuna risposta.
Un muro di silenzio che dura da sette anni, nonostante si trattasse di un gesto simbolico, necessario per restituire dignità e memoria a una vittima reggina della peggiore strage terroristica mai avvenuta in tempo di pace in Italia.



