Il Museo d’Arte del Bosco della Sila, noto come Mabos, prosegue il suo itinerario espositivo e approda a Carlopoli, contribuendo attivamente allo sviluppo del territorio silano.
L’esposizione, che rappresenta la terza edizione del progetto “Archivio Mabos”, dopo la tappa di Albi, si concentra sulla valorizzazione del patrimonio documentale del museo, solitamente non accessibile al pubblico.
L’allestimento, ospitato nella sede dell’Associazione Amaro Letterario, sarà visitabile a partire dal 23 agosto fino al 3 settembre.
Un archivio in mostra per il territorio
L’iniziativa mette in luce una vasta gamma di materiali, tra cui bozzetti, appunti, schede tecniche, proposte di restauro, ma anche materiale fotografico e pannellistica. Particolare attenzione è dedicata a copertine e illustrazioni legate alle residenze artistiche organizzate dal museo.
L’obiettivo è quello di trasformare i visitatori in veri protagonisti di un processo di conoscenza e rivalutazione della Sila, vista come un’area di eccellenza culturale e di ricerca storica. La mostra, promossa nell’ambito di un progetto finanziato dal Gal dei Due Mari, è stata resa possibile grazie alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Carlopoli, che ne ha garantito l’accoglienza.
Arte, suono e poesia: un’esperienza multisensoriale
L’esposizione non si limita alla documentazione visiva, ma esplora anche il linguaggio sonoro. È stata infatti allestita l’esperienza audio “I sonagli verso i confini”, uno spazio che, attraverso le voci evocative di Pierpaolo Capovilla e le vibrazioni sonore di Giorgio Caporale, fa rivivere il senso del viaggio e le fotografie calabresi del celebre artista Mario Giacomelli.
Le opere di Giacomelli sono state ispirate dalla poetica di Franco Costabile, di cui il Mabos custodisce un piccolo nucleo di documenti. In questo modo, l’iniziativa rafforza l’identità del museo, un unicum nel panorama regionale, facendolo entrare nella percezione dei paesi limitrofi, che di volta in volta ospitano il percorso artistico.
La dichiarazione del fondatore
Mario Talarico, fondatore del Mabos, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa in una nota stampa ufficiale: “Mettiamo in mostra materiale d’archivio solitamente non direttamente accessibile ai fruitori del museo e pertanto inedito, che ci permette di instaurare un dialogo diretto con ogni luogo prezioso di prossimità, coinvolgendo la popolazione anche fuori dal contesto naturalistico in cui operiamo quotidianamente.”



