*di Igor Colombo
La recente denuncia di un parente di un paziente in attesa al Pronto Soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme risuona come un ulteriore campanello d’allarme, un vero e proprio “dies nigro signanda lapillo” per il nostro sistema sanitario.
Questa non è una semplice critica, ma il grido di chi vive sulla propria pelle le inefficienze di una gestione che, da anni, sembra aver perso la bussola.
Non si tratta di puntare il dito contro medici e infermieri, che ogni giorno operano in condizioni estreme. La colpa non è loro, ma di un’organizzazione sanitaria fragile e di scelte politiche che, nel tempo, hanno ignorato i continui appelli e le denunce. Le lunghe attese, le aggressioni al personale e il disagio per i malati sono diventati la norma, non solo a Lamezia, ma in molte altre città italiane.
Il Nodo del Triage e la Cronica Carenza di Personale
Una delle criticità più evidenti, come sottolineato anche dall’autore della denuncia, riguarda il triage. Spesso affidato a infermieri, pur meritevoli e preparati, ma senza la specializzazione medica necessaria per una valutazione rapida e accurata in situazioni complesse.
Questa prassi, unita a una cronica carenza di personale che costringe gli operatori a svolgere molteplici mansioni (dal triage all’informazione, dallo smistamento alla gestione dei pazienti), compromette la lucidità e l’efficacia del servizio.
L’esperienza personale dell’autore, che si è visto assegnare un codice di gravità (codice azzurro) non corrispondente alle sue gravi condizioni, è la prova lampante di come il sistema possa fallire. Aspettare cinque ore per essere visitato, solo dopo una crisi convulsiva, è inaccettabile e mette in discussione l’intero processo di gestione delle emergenze.
Una riflessione necessaria
Il problema delle lunghe file non dipende solo dalla mancanza di personale o da un triage inadeguato. È vero che molti cittadini si rivolgono al pronto soccorso anche per patologie minori, che potrebbero essere gestite dai medici di famiglia. Tuttavia, questa non può essere una scusa per ignorare le sofferenze di chi ha bisogno di cure urgenti.
Con l’avvicinarsi di una nuova campagna elettorale, è fondamentale che queste problematiche non vengano messe da parte. I candidati al Consiglio regionale hanno il dovere di ascoltare e affrontare seriamente le questioni legate alla sanità. Non si può attendere un’altra tragedia per riaccendere i riflettori su un sistema che, giorno dopo giorno, mostra le sue evidenti lacune.
Cosa possiamo fare noi, come cittadini? La risposta è semplice: far sentire la nostra voce. Non dobbiamo permettere che queste denunce cadano nell’oblio, come spesso è accaduto. Dobbiamo pretendere risposte concrete e impegni reali, affinché la salute e la dignità dei pazienti siano finalmente al centro dell’agenda politica.
*scrittore e paziente oncologico



