HomePoliticaMeloni a Lamezia, Schlein a Crotone:...

Meloni a Lamezia, Schlein a Crotone: dopo la batosta nelle Marche si gioca il match-point in Calabria

Oggi la Calabria si trasforma in un ring nazionale. Da una parte Lamezia Terme, dove Giorgia Meloni si presenta con i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini per il comizio unitario a sostegno di Roberto Occhiuto.

Dall’altra Crotone, dove Elly Schlein guida la controffensiva del centrosinistra al fianco di Pasquale Tridico.

È una sfida a distanza, ma la distanza serve solo alla coreografia: il messaggio è chiaro in entrambe le piazze. Il centrodestra capitalizza l’inerzia della vittoria nelle Marche, mette il sorriso d’ordinanza e prova a trasformarlo in slancio calabrese. Il campo progressista prova a riaprire la contesa, cucendo il racconto di una regione stanca di promesse e rimpalli.

L’effetto-Marche e la posta in gioco

Il successo di Francesco Acquaroli ha restituito al centrodestra una narrativa semplice: “premiato il buon governo”. In politica, la semplicità vince quasi sempre. Ma in Calabria l’equazione non è automatica. Qui il giudizio degli elettori si incrocia con parole che hanno il peso specifico dei bilanci: sanitàStatale 106Alta Velocitàospedali da finireliste d’attesa che non aspettano più nessuno, giovani che partono.

Il centrodestra promette continuità e mette sul tavolo la filiera di governo; l’opposizione parla di fallimenti e chiede un cambio di rotta. Sullo sfondo, i dossier con i bollini: PNRRFSC, cantieri e cronoprogrammi che devono diventare atti, gare, inaugurazioni senza nastri tagliati due volte.

Lamezia, la cartolina del potere

Su Corso Numistrano va in scena l’unità plastica della coalizione. Meloni arringa, Tajani rivendica la crescita azzurra, Salvini marca il territorio. È la “festa del centrodestra”, come ripetono gli organizzatori, ma una festa serve anche a far dimenticare le crepe.

Quelle che l’opposizione riassume in una formula brutale: sanità allo sfascioinfrastrutture al palogiovani in fuga. La premier rivendica risultati e filiera; i suoi alleati cercano la loro fotografia migliore. Al centro resta Occhiuto, chiamato a spiegare perché il secondo tempo sarebbe diverso dal primo.

Crotone, il controcampo e la domanda dei calabresi

Crotone Schlein sceglie toni netti, ma prova a non cadere nella trappola dell’indignazione rituale. Con Tridico a fianco, la parola d’ordine è credibilitàospedali da riaprire davvero, territoriale da potenziare, trasporti che non siano un labirinto, lavoro che non equivalga a biglietto di sola andata. Il refrain è noto, il punto è l’esecuzione.

La segretaria dem prova a intestarsi un’agenda sociale, mentre il candidato progressista ripete che la Calabria non può essere un capitolo di propaganda: o arrivano servizi e opportunità, oppure gli slogan sono solo rumore di fondo.

Il gioco delle parti (con punture di spillo)

Il centrodestra esibisce la tavola periodica del potere: premiervicepremier, ministri, la “filiera” che dovrebbe accelerare ogni pratica. L’opposizione, dal canto suo, spinge sul tasto del commissariamento e del presunto “commissario del commissariato”, insinuando che Occhiuto sia stato di fatto imbrigliato da Roma e che la Calabria sia rimasta fuori dal radar quando serviva davvero. La replica è pronta: fondi in arrivo, iter in corsa, “ci stiamo lavorando”. La domanda, di nuovo, è su quando e come.

La curva finale

Mancano pochi giorni. Domenica 5 e lunedì 6 ottobre la Calabria vota. Non saranno i decibel dei comizi a spostare le montagne. Dopo la batosta nelle Marche, il punteggio dice 1–0 per il centrodestra. La sfida di oggi misura se la maggioranza ha la forza del raddoppio e se l’opposizione ha la pazienza del pareggio. Il resto, come sempre, lo diranno le urne. Nel frattempo, tra Lamezia e Crotone, la Calabria guarda i due palchi e fa la domanda più calabrese di tutte: “Chi fa? E quando?”.