Il Ponte sullo Stretto di Messina è confermato come opera strategica e cruciale per il Mezzogiorno, ma la sua efficacia è strettamente legata al potenziamento della rete ferroviaria nazionale.
Questo il messaggio chiave lanciato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in un recente intervento sulla situazione infrastrutturale italiana e in particolare sulla dorsale adriatica.
La visione del ministro: alta velocità come elemento necessario
Rispondendo alle domande dei giornalisti, il ministro Salvini ha ribadito che il vero “salto infrastrutturale del Sud” non può prescindere dall’arrivo dell’alta velocità (AV) fino a Reggio Calabria.
“Il Ponte sullo Stretto, senza l’alta velocità che arriva fino a Reggio Calabria, non risolve”, ha affermato il ministro.
Secondo questa visione, un collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, come quello offerto dal Ponte, deve essere necessariamente accompagnato da una rete ferroviaria moderna e continua che colleghi il Sud al resto del Paese.
I grandi investimenti di Rete Ferroviaria Italiana
Il piano di rilancio infrastrutturale poggia sulle ingenti risorse messe a disposizione da Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Il ministro ha ricordato che RFI dispone di circa 100 miliardi di euro destinati alle opere da avviare nei prossimi anni.
Questi investimenti copriranno interventi essenziali su diverse direttrici chiave:
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La dorsale adriatica, che vedrà potenziamenti dall’Emilia Romagna fino alla Puglia.
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La dorsale tirrenica, con lavori che si estenderanno fino alla Calabria.
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Il fondamentale collegamento Salerno–Reggio Calabria in chiave alta velocità.
Salvini ha sottolineato l’importanza di una visione unitaria dei tracciati. Soltanto una rete efficiente su entrambe le dorsali, tirrenica e adriatica, può realisticamente colmare il divario infrastrutturale che affligge il Mezzogiorno da decenni.
Recuperare i ritardi del passato
Pur esprimendo soddisfazione per il lavoro in corso, il ministro ha riconosciuto l’enorme arretrato accumulato nel settore infrastrutturale italiano, specialmente nel Sud.
“In tre anni non riesco a recuperare trent’anni di mancati interventi”.
Nonostante la consapevolezza che “trent’anni di ritardi non si recuperano in tre”, il ministro ha concluso con una nota di positività, ribadendo l’impegno del dicastero sulle grandi opere nazionali: “Sono contento di quello che stiamo portando avanti”.



