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Gemellaggio storico nel segno di Cassiodoro: unite le arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e Ravenna-Cervia

Una solenne cerimonia tenutasi nella mattinata di sabato 29 novembre nel Duomo di Squillace ha formalizzato il gemellaggio tra l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e quella di Ravenna-Cervia.

L’evento celebra un legame profondo, che affonda le radici nella storia, nella fede e nella cultura, ed è imperniato sulla figura di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro.

La cerimonia ha visto la partecipazione delle guide delle rispettive arcidiocesi: monsignor Claudio Maniago, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace dal 2021, e monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia dal 2012.

Cassiodoro: ponte tra Calabria e Romagna

La figura di Cassiodoro (circa 485–580 d.C.) rappresenta il fil rouge che unisce le due realtà ecclesiali. Nato a Squillace, dove fu avviato alla carriera pubblica e dove, settantenne, tornò per fondare il celebre monastero di Vivarium, egli trascorse gran parte della sua vita matura a Ravenna.

A Ravenna fu un pilastro della corte dei Goti per circa quarant’anni, al servizio di Teodorico il Grande e dei suoi successori, fino a Vitige. Intorno al 554, caduto il sogno di una conciliazione tra germanesimo e romanità, Cassiodoro lasciò la capitale esarcale per ritirarsi nei luoghi delle sue origini calabresi, dedicandosi ai suoi studi e all’impegno monastico.

Uomo di straordinario ingegno – politico, biblista, letterato, diplomatico, musicologo, imprenditore, monaco e fondatore di monasteri – Cassiodoro è oggi oggetto di riscoperta, tanto che per la sua figura è stata avviata la causa di beatificazione.

La cerimonia e la rispolverata dell’eredità cassiodorea

L’evento, condotto da Domenico Gareri e intervallato da momenti musicali a cura del Conservatorio di Catanzaro, è stato preceduto da un momento di preghiera e ha preso avvio con letture significative di testi cassiodorei.

Al centro della celebrazione, accanto ai due arcivescovi, era presente don Antonio Tarzia, sacerdote paolino e già direttore di “Jesus” e delle Edizioni San Paolo. A don Tarzia, oggi ottantacinquenne, originario di Amaroni, si deve in Italia la generale chiamata alla riscoperta dell’eredità di Cassiodoro negli ultimi cinquant’anni. Don Tarzia presiede l’Associazione Cassiodoro il Grande, fondata circa vent’anni fa, che promuove eventi a duplice valenza religiosa e culturale, unendoli a iniziative in ambito sociale.

L’arcivescovo Maniago ha elogiato la “freschezza e modernità di un uomo di Dio”, definendo il gemellaggio un “ulteriore segno di unità” tra due diocesi già unite dal Vangelo. L’arcivescovo Ghizzoni, riferendosi a Cassiodoro come “uomo di relazioni e dialogo”, ha indicato la possibilità di attualizzare il suo lascito in termini di fede e pace, richiamando anche l’attuale viaggio di Papa Leone XIV a Istanbul, l’antica Costantinopoli, dove pure Cassiodoro visse.

Riconoscimenti e impegni per il futuro

Il gemellaggio ha rappresentato anche l’occasione per un contributo del vescovo emerito di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, sul rapporto di Cassiodoro con i luoghi delle origini. L’Associazione Cassiodoro il Grande ha inoltre conferito premi e riconoscimenti.

Sono stati premiati:

  • Monsignor Ghizzoni e monsignor Maniago.

  • Monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace.

  • Monsignor Angelo Raffaele Panzetta, arcivescovo di Lecce (non presente).

  • Castrese De Rosa, prefetto di Catanzaro (già prefetto di Ravenna).

  • Don Roberto Ponti, Superiore Provinciale della Società San Paolo.

  • L’architetto catanzarese Cosimo Griffo.

Inoltre, sono state assegnate targhe al merito – opere firmate dall’orafo dei pontefici, Michele Affidato – in ricordo del Cassiodoro imprenditore. I riconoscimenti sono andati a importanti realtà imprenditoriali legate al territorio, ma note a livello mondiale: le famiglie Caffo, Callipo, Dedoni e Santo Versace.

A conclusione della cerimonia, sono stati formalizzati impegni reciproci tra l’associazione cassiodorea e i sindaci di Squillace e Stalettì, Vincenzo Zofrea e Mario Gentile. Il “patto” mira a una collaborazione stretta per la divulgazione dell’eredità del grande “umanista” e la valorizzazione delle preziose testimonianze presenti sul territorio, sulla quale ha insistito l’architetto Griffo, auspicando la massima collaborazione tra istituzioni.

La riscoperta di Cassiodoro beneficerà anche dell’impegno del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, cui si deve il “Vivarium Project”, una missione archeologica in corso, in convenzione con l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, finalizzata alla conservazione del patrimonio materiale e immateriale dell’antica Scolacium e alla riscoperta dei luoghi cassiodorei.