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Catanzaro sommersa dai rifiuti: l’inciviltà soffoca la città

di Luigi Stanizzi

Le discariche a cielo aperto nel territorio di Catanzaro sono ormai così diffuse da non fare quasi più notizia. Le fotografie, pur eloquenti, raccontano una realtà degradata che sembra essere diventata la norma: un unico, immenso immondezzaio che rischia di sommergere l’intera comunità. Sebbene le istituzioni abbiano le loro responsabilità, il peso maggiore ricade su una parte della cittadinanza profondamente incivile.

Lo scempio al Parco del Ciaccio

L’ultimo esempio di questo scempio si trova all’interno dello storico parco dell’Ospedale Ciaccio, lungo la strada che porta al Sert e tra gli uliveti circostanti. Qui sono stati abbandonati materiali di ogni tipo: plastica, vetroresina, lana di vetro, pneumatici, bottiglie e persino pezzi di motore. Si tratta di rifiuti speciali che avvelenano il suolo, l’ambiente e deturpano irrimediabilmente il paesaggio.

Dalle campagne educative alla linea dura

Dove fallisce l’educazione civica, è necessario che intervengano le maniere forti. Con l’inizio del 2026, è tempo che i cittadini facciano un serio esame di coscienza. Non basta amare Catanzaro solo sugli spalti dello stadio; chi tiene alla città deve collaborare attivamente con le autorità, segnalando gli smaltimenti irregolari e fornendo dati utili, come numeri di targa o foto, per individuare e sanzionare questi soggetti.

Un appello alla mobilitazione collettiva

Se la sensibilizzazione non basta, occorre avviare una stagione di repressione supportata da telecamere e da un impegno corale. Forze dell’ordine, Vigili Urbani, associazioni ambientaliste e comuni cittadini devono formare un fronte unito. La tutela del territorio calabrese dipende da noi: è tempo di smettere di essere i peggiori nemici della nostra stessa terra e iniziare a difenderla con determinazione.