Un drammatico tentativo di suicidio ha scosso la casa circondariale di Vibo Valentia, riaccendendo i riflettori sulle condizioni di sicurezza e assistenza all’interno della struttura che ospita circa 450 persone.
Nelle scorse ore, un uomo ha cercato di togliersi la vita nella propria cella, innescando una corsa contro il tempo resa ancora più complessa da un’assenza che pesa come un macigno: al momento dell’emergenza, nel carcere non era presente alcun medico.
La tragedia è stata evitata esclusivamente grazie alla prontezza degli agenti di polizia penitenziaria, che sono intervenuti immediatamente per prestare i primi soccorsi. Data la mancanza di personale sanitario interno, è stato necessario chiamare d’urgenza la guardia medica di Sant’Onofrio per le manovre salvavita. Il detenuto è stato poi trasportato d’urgenza all’ospedale “Jazzolino” e, a causa della gravità delle sue condizioni, è stato successivamente trasferito al Policlinico universitario di Germaneto. L’uomo si trova ora ricoverato in rianimazione e la prognosi resta riservata.
L’episodio mette a nudo una carenza strutturale insostenibile per un istituto di tali dimensioni. All’interno della casa circondariale manca infatti una copertura sanitaria stabile e non è presente una figura fondamentale come quella dello psichiatra. La gestione delle emergenze è affidata interamente a risorse esterne, un modello che espone i detenuti e il personale a rischi elevatissimi a causa dei tempi tecnici di intervento.
Secondo quanto riferito da fonti dell’Azienda sanitaria provinciale, la situazione dell’organico è attualmente deficitaria. Sono in servizio soltanto tre medici, supportati da un professionista “gettonista”, una formula temporanea che non consente di garantire un presidio medico h24. I numeri parlano chiaro: per assicurare una copertura continua sarebbero necessari almeno otto medici. La responsabilità di riorganizzare il servizio e colmare questo vuoto è ora nelle mani della direttrice del distretto sanitario, Maria Dolores Passante, che dovrà affrontare un’emergenza sanitaria non più rimandabile.



