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Piste chiuse a Camigliatello: il paradosso del turismo invernale in Calabria

Mentre il resto d’Italia potenzia l’offerta neve, in Calabria si registra un fenomeno che lascia perplessi turisti e appassionati: piste chiuse non appena le temperature si abbassano leggermente o la neve naturale scarseggia. Una situazione paradossale che solleva un interrogativo spontaneo: è possibile che nella nostra regione si sia costretti a sbarrare gli impianti anziché sfruttare le tecnologie disponibili da oltre mezzo secolo?

La neve tecnica: questa sconosciuta?

Esistono strumenti collaudati come i cannoni sparaneve (generatori a ventola o a lancia) che permettono di produrre la cosiddetta “neve tecnica” o “programmata”. Si tratta di un processo fisico semplice: acqua nebulizzata ad alta pressione che, miscelata con aria compressa in un ambiente freddo, si trasforma in cristalli di ghiaccio prima di toccare il suolo. È la soluzione che permette a tutto l’arco alpino e appenninico di garantire stagioni sciistiche lunghe e redditizie.

Un’occasione persa per il territorio

In Calabria, nonostante le temperature spesso permettano l’attivazione di questi sistemi, si sceglie la via della chiusura. Questo approccio non solo danneggia l’immagine della regione, ma affossa un settore che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del turismo montano. Invece di investire e programmare l’innevamento per rendere il turismo attrattivo, si assiste a una gestione che sembra ignorare le basi dell’industria del bianco moderna.

Conclusioni amare

La neve artificiale non è un lusso, ma una necessità infrastrutturale per chiunque voglia fare turismo invernale seriamente. Continuare a ignorare queste tecnologie significa condannare le nostre montagne a un ruolo marginale, allontanando sciatori che, giustamente, cercano certezze che altrove vengono garantite da decenni.