La gestione del rischio idrogeologico e la lotta all’abusivismo edilizio tornano al centro del confronto istituzionale dopo il passaggio del ciclone Harry.
Durante l’ultima puntata di Porta a Porta, su Rai 1, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha discusso delle criticità strutturali che rallentano la messa in sicurezza del territorio, confrontandosi con il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e il conduttore Bruno Vespa.
Il contrasto all’abusivismo e il rapporto con i Comuni
Il governatore ha illustrato i risultati di una collaborazione avviata per mappare le irregolarità sul suolo calabrese. “In Calabria ho fatto un protocollo con Legambiente, abbiamo censito 11.000 abusi, di case abusive e parzialmente abusive”, ha dichiarato Occhiuto, evidenziando la portata del fenomeno nella regione. L’azione di monitoraggio ha richiesto un intervento deciso nei confronti delle amministrazioni locali che non avevano dato seguito alle procedure previste. Il presidente ha infatti precisato: “Ho dovuto commissariare 70 Comuni per fare in modo che si rispettasse questo”.
In relazione a tali operazioni, è stata sollevata la questione della sostenibilità economica per i piccoli enti. Occhiuto ha rivolto un appello al governo nazionale per l’istituzione di risorse dedicate, spiegando che “sarebbe ottimo se ci fosse un fondo dello Stato che desse una mano ai Comuni per far fronte a spese di questo tipo”, poiché molte realtà locali non dispongono dei mezzi necessari per sostenere i costi di demolizioni e controlli amministrativi.
L’abuso del suolo e i limiti del sistema legislativo
Il dibattito ha toccato anche il caso di Niscemi, recentemente colpita da un movimento franoso, utilizzato come esempio di una problematica che affligge diverse aree del Paese. “A Niscemi c’è stato un abuso del suolo nel corso dei decenni passati, ma questo anche nella mia Regione”, ha osservato il governatore, sottolineando come l’eccessiva urbanizzazione e l’uso improprio del territorio rappresentino un’eredità pesante con cui le amministrazioni odierne devono confrontarsi.
Secondo Occhiuto, tuttavia, il problema non è solo legato alla gestione passata, ma a una cornice normativa attuale che non agevola la prevenzione. “C’è una legislazione che rende difficili gli interventi nei tempi necessari, ovunque in Italia”, ha affermato, sostenendo che il sistema nazionale non sia strutturato per mitigare efficacemente i rischi ambientali.
L’ostacolo dei tempi burocratici
Un punto centrale della critica mossa dal presidente calabrese riguarda la complessità dei processi autorizzativi. Per rendere l’idea dei rallentamenti burocratici, Occhiuto ha citato i dati relativi alla protezione dei litorali. “Per fare un intervento di questo tipo, me lo sono appuntato, occorrono 18 pareri”, ha spiegato durante la trasmissione. Questa stratificazione di competenze e visti trasforma lavori potenzialmente realizzabili in tempi brevi in progetti pluriennali: “Sono interventi che potrebbero durare un anno, ma invece durano sette anni”.



