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Sequestro e torture dopo l’adescamento online: condanna per madre e figlio a Vibo Valentia

La Corte di Cassazione ha messo il sigillo finale sulla vicenda giudiziaria che ha visto protagonisti Annalisa Santaguida e il figlio Giulio Simonetta, entrambi residenti nella frazione Portosalvo di Vibo Valentia.

I giudici di legittimità hanno reso definitive le condanne a quattro anni e sei mesi di reclusione ciascuno, confermando la responsabilità dei due imputati per reati che spaziano dal sequestro di persona alla rapina, fino alla detenzione illegale di armi e lesioni aggravate.

La trappola nella casa di Portosalvo

La vicenda risale al novembre 2023, quando un uomo di 36 anni residente a Mileto è rimasto vittima di un violento agguato pianificato nei minimi dettagli. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo era stato attirato nell’abitazione della Santaguida attraverso un adescamento avvenuto sui canali social, con l’invito a trascorrere una serata insieme. Una volta varcata la soglia, la serata si è trasformata in un incubo: il 36enne è stato stordito con un colpo di bastone alla nuca sferrato dal figlio della donna e successivamente immobilizzato su una sedia.

Violenze e crudeltà per il codice del bancomat

Il quadro emerso dalle indagini delinea contorni di particolare ferocia, tanto da giustificare l’aggravante della crudeltà. Durante il periodo di prigionia, la vittima ha subito gravi sevizie fisiche. “La vittima è stata seviziata con un’arma da taglio con l’intento di costringerla a rivelare la password del bancomat”, hanno spiegato le forze dell’ordine impegnate nel caso. L’obiettivo degli aggressori era infatti quello di accedere ai risparmi dell’uomo, riuscendo infine a sottrarre una somma in contanti pari a 2.900 euro prima di rilasciarlo.

Il ritrovamento della vittima e i precedenti provvedimenti

L’allarme era scattato quando i carabinieri avevano individuato il 36enne mentre vagava per strada in evidente stato confusionale e con vistose ferite su diverse parti del corpo. Oltre alle condanne definitive per Santaguida e Simonetta, la giustizia aveva già fatto il suo corso per un terzo soggetto coinvolto nella medesima vicenda: Giovanni Carnovale. Quest’ultimo aveva scelto la strada del patteggiamento, accettando una condanna a due anni, 11 mesi e 10 giorni di reclusione.