Da quasi quattro decenni, due preziosi oggetti sacri sottratti dal Santuario di Paola restano avvolti nel mistero.
La comunità religiosa e civile attende ancora il ritorno di un busto in argento di San Francesco di Paola e di una croce della medesima fattura, opere che rappresentano non solo un ingente valore economico, ma soprattutto una colonna portante dell’identità devozionale calabrese.
Il caso riaperto dalla trasmissione Chi l’ha visto?
La vicenda è tornata d’attualità grazie all’intervento del programma Rai Chi l’ha visto?, che ha lanciato un appello nazionale per raccogliere testimonianze o segnalazioni. L’obiettivo è incoraggiare chiunque sia a conoscenza di dettagli utili, anche attraverso comunicazioni in forma anonima, a farsi avanti per permettere alle autorità di localizzare la refurtiva e restituirla al suo luogo d’origine.
Identikit del busto del XVII secolo
L’opera principale è un busto argenteo alto circa 60 centimetri, risalente al Seicento. Un particolare fondamentale per il riconoscimento è la scritta “Charitas” incisa sulla parte inferiore della scultura. Questo dettaglio iconografico, tipico dell’ordine dei Minimi, rende il pezzo facilmente identificabile dai collezionisti o dagli esperti del mercato dell’antiquariato.
La croce degli evangelisti e il suo valore artistico
Insieme al busto, i ladri si impossessarono di una croce in argento del XVI secolo. Si tratta di un reperto di straordinaria rarità che reca le figure dei quattro evangelisti scolpite con maestria, mentre al centro campeggia l’effigie di San Francesco di Paola. La complessità della decorazione e l’antichità del manufatto lo rendono un pezzo inestimabile del patrimonio artistico sacro italiano.
Come segnalare informazioni utili alle indagini
Per supportare il lavoro degli inquirenti, è possibile contattare direttamente il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Cosenza al numero 0984 795540. Ogni indizio, anche se apparentemente trascurabile, può risultare determinante per chiudere un caso aperto da troppo tempo e riportare le due opere nel Santuario che le ha custodite per secoli.



