La recente nota diffusa da Rifondazione Comunista sulla gestione amministrativa di Rende appare come un esercizio di retorica politica tanto nostalgico quanto lontano dalla realtà dei fatti. Liquidare i primi dieci mesi della giunta guidata dall’onorevole Sandro Principe come una gestione “poco partecipata” significa ignorare deliberatamente la complessità della sfida in corso e i numerosi canali di dialogo aperti per ricostruire la città. Ma d’altronde, la nota tradisce una scarsa conoscenza della macchina comunale, scivolando su analisi che sembrano scritte più per dovere di firma che per reale cognizione di causa.
Urban Life: il fantasma della “mercificazione”
L’attacco frontale al progetto di housing universitario Urban Life denota un pregiudizio ideologico che scambia lo sviluppo per speculazione. Non esiste alcuna “mercificazione”, ma la volontà pragmatica di rispondere a un’emergenza abitativa studentesca che l’Unical attende da anni. Definire “residenze extra-lusso” interventi che mirano a riqualificare il territorio e offrire servizi moderni è un insulto alle migliaia di studenti che cercano soluzioni dignitose. L’amministrazione agisce con trasparenza nel solco di una visione urbanistica che intende rendere Rende una città universitaria di respiro europeo, non un borgo fermo al secolo scorso.
Il paradosso di Rifondazione: l’identità “in prestito”
C’è poi un elemento quasi teatrale nella comunicazione di Rifondazione, che rivela una certa povertà di spirito e di iniziativa autonoma. È curioso notare come il partito debba aggrapparsi all’attività della consigliera Rossella Gallo per giustificare la propria presenza nel dibattito cittadino.
Il dettaglio che sembra sfuggire ai vertici di Rifondazione — o che forse preferiscono omettere per non mostrare troppe crepe — è che la consigliera Gallo è una esponente del Movimento 5 Stelle. Appare quasi ironico che chi si proclama custode dell’ortodossia socialista debba poi “prendere in prestito” i volti e le battaglie dei pentastellati per avere un briciolo di visibilità. Evidentemente, a corto di idee e di rappresentanti propri, Rifondazione ha deciso di farsi trainare dalle stelle altrui, confermando una confusione politica che rende le loro critiche del tutto prive di coerenza.
PSC e Stadio Lorenzon: pianificazione, non cemento
Riguardo all’area dello stadio Marco Lorenzon, gridare alla “cementificazione” significa non aver letto il nuovo PSC. L’obiettivo è razionalizzare gli spazi urbani, integrando infrastrutture sportive e sociali in un tessuto che necessita di ammodernamento. La giunta non sottrae verde, ma crea standard qualitativi che la vecchia struttura, ormai obsoleta, non può più garantire ai cittadini.
Viabilità e partecipazione: il coraggio delle scelte
Accusare l’amministrazione di scarsa partecipazione su Agenda Urbana o sulla nuova viabilità è paradossale. I progetti sono il frutto di una programmazione tecnica complessa e necessaria per intercettare fondi vitali. Le proteste social sui cambi di senso di marcia sono fisiologiche, ma una giunta seria ha il dovere di decidere per il bene comune, non di restare immobile per paura di un post su Facebook. Anche sul caso di Villaggio Europa, la strada scelta è quella della legalità e della gestione trasparente degli spazi, superando precarietà che non giovano a nessuno.
Una coalizione di fatti, non di bandiere
Infine, l’accusa di “trasversalità” per la presenza di diverse anime politiche nella maggioranza dimostra una visione anacronistica. Il progetto di Sandro Principe è una grande coalizione civica e riformista nata per risollevare Rende. La presenza di diverse sensibilità non è un limite, ma la forza di un governo che mette la città davanti alle bandiere di partito.
“Mentre Rifondazione si arrocca in una purezza ideologica ‘in prestito’ che non produce soluzioni, l’amministrazione Principe continua a lavorare per trasformare Rende in una città inclusiva e moderna. I fatti restano, i comunicati confusi passano.”



