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Guerra Usa Iran: fallisce il vertice in Pakistan dopo 21 ore di negoziati

Il dialogo diretto tra Washington e Teheran si conclude con un nulla di fatto, lasciando irrisolte le tensioni che gravano sul Medio Oriente.

Dopo una maratona diplomatica di 21 ore, svoltasi a Islamabad con la mediazione pakistana, le delegazioni statunitense e iraniana non hanno trovato un accordo sui punti più critici: il dossier nucleare e il controllo dello stretto di Hormuz. Il confronto ha segnato un momento storico, rappresentando il primo faccia a faccia di tale livello dal 1979, con il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, seduti allo stesso tavolo.

L’ottimismo iniziale per la riapertura dei canali diplomatici si è scontrato con la rigidità delle rispettive posizioni. Nonostante il carattere sostanziale dei colloqui, le divergenze di fondo rimangono profonde. Gli Stati Uniti hanno posto come condizione imprescindibile un impegno verificabile e definitivo da parte dell’Iran a rinunciare alla corsa all’arma atomica e ai mezzi necessari per ottenerla in tempi brevi.

La posizione americana e la proposta finale

JD Vance, poco prima di lasciare il Pakistan, ha descritto la situazione con estrema chiarezza, parlando di un’offerta conclusiva che non ammette ulteriori mediazioni al ribasso. Il vicepresidente ha sottolineato la natura privata delle trattative, rifiutando di divulgare i dettagli tecnici ma confermando che l’obiettivo centrale dell’amministrazione Trump rimane la denuclearizzazione iraniana.

“Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo. Lasciamo questo incontro con una proposta molto semplice: devono capire che questa rappresenta la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno.”

Per Washington, la stabilità dell’area dipende dalla garanzia che Teheran non possa sviluppare capacità belliche nucleari in tempi rapidi. La fermezza americana si scontra però con le rivendicazioni di sovranità e i diritti che la controparte ritiene inalienabili.

La risposta di Teheran e il nodo delle sanzioni

La delegazione iraniana ha affidato ai canali ufficiali e ai social media la propria versione del fallimento, puntando il dito contro quelle che sono state definite pretese illegali e irragionevoli da parte statunitense. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha ribadito che il successo della diplomazia è strettamente legato al riconoscimento degli interessi legittimi dell’Iran e all’astensione da ogni eccesso.

Secondo quanto riportato dalla tv di Stato Irib, l’Iran avrebbe presentato diverse iniziative che sarebbero però state ostacolate dall’atteggiamento della delegazione americana. Le priorità di Teheran rimangono la cessazione delle ostilità in Libano e la revoca immediata delle sanzioni economiche. Un altro ostacolo insormontabile resta il controllo dello stretto di Hormuz, dove i Pasdaran non sembrano disposti a tollerare alcuna ingerenza esterna. Sebbene la diplomazia pakistana continui a lavorare sottotraccia per mantenere aperti piccoli spiragli di dialogo, il braccio di ferro tra le due potenze rimane in una fase di pericoloso stallo.