L’instabilità internazionale e la crisi energetica stanno presentando un conto salatissimo ai consumatori italiani. Il passaggio dai costi di distribuzione alla tavola è stato immediato, con rincari che colpiscono in modo particolare i prodotti freschi.
Le difficoltà nel trasporto e nella logistica, alimentate dal costo dei carburanti e dalle tensioni geopolitiche, stanno riducendo sensibilmente il potere d’acquisto, mettendo a dura prova redditi già gravati dalle bollette di luce e gas. Le proiezioni per l’estate indicano che la spesa settimanale per frutta e verdura potrebbe subire un incremento compreso tra i 7 e i 15 euro.
I rincari nel carrello della spesa
Le rilevazioni effettuate da Assoutenti evidenziano una situazione critica per il comparto alimentare, dove i prezzi salgono mediamente del 2,8% con picchi che sfiorano il 5%. I dati più allarmanti riguardano alcuni prodotti simbolo della dieta mediterranea: le melanzane registrano un aumento del 21%, seguite dai piselli al 19% e dalle zucchine all’11%. Non restano immuni altri prodotti ortofrutticoli come limoni (10,8%), fragole (10,4%) e pomodori (9%).
Il rialzo non risparmia il settore zootecnico, con le uova che segnano un +8,5%, le carni bovine un +8,4% e quelle ovine un +7,2%. Secondo le stime Istat, l’inflazione per l’intero 2026 potrebbe attestarsi al 2,2%, suggerendo che la pressione sui prezzi al consumo non è destinata a esaurirsi nel breve periodo.
Allarme per le acque minerali e le bevande
Un nuovo fronte di preoccupazione riguarda il settore del beverage. Il Codacons ha lanciato un avviso relativo ai possibili aumenti dei listini delle acque minerali, stimando un rincaro di circa 5 o 6 centesimi di euro per ogni bottiglia da 1,5 litri. La causa principale risiede nell’incremento dei costi della plastica, derivata dal petrolio, utilizzata per contenitori, tappi e imballaggi.
«Le pretese dei colossi della plastica potrebbero determinare un rincaro nell’ordine del 20% per l’acqua minerale e del 10% per le bevande analcoliche», sottolinea l’associazione. Questo scenario comporterebbe una spesa aggiuntiva di circa 660 milioni di euro per la collettività nel corso dell’anno. Oltre ai prezzi, si teme per la tenuta delle forniture: molti impianti di raffinazione in paesi produttori chiave come Oman, Pakistan e India sono fermi, con materie prime che costano il 60% in più rispetto al periodo precedente al conflitto.
Trasporti e vacanze sotto pressione
La crisi si estende oltre le mura domestiche, colpendo il settore del turismo proprio alla vigilia della stagione estiva. Assoutenti rileva che i servizi di alloggio hanno subito un incremento del 4%, mentre i voli nazionali sono aumentati del 12,6%. Le agenzie di viaggio hanno già registrato danni per 100 milioni di euro a causa delle cancellazioni. A preoccupare le compagnie aeree è soprattutto la scarsità di jet fuel, che potrebbe costringere a tagli del personale e delle rotte.
Sul piano governativo, resta aperta la questione delle accise sui carburanti. Nonostante gli interventi per 1,2 miliardi di euro, l’aumento dei prezzi di petrolio e gas ha parzialmente vanificato i benefici. Per le famiglie e le imprese, la corsa dei prezzi ai distributori si traduce in un esborso supplementare di 148 milioni di euro ogni settimana.



